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    <title>Storia minuta</title>
    <link>https://wordsmith.social/storia-minuta/</link>
    <description>adrianomaini</description>
    <pubDate>Wed, 03 Jun 2026 05:04:45 +0000</pubDate>
    <item>
      <title>Intervista con Atropo - di WisÅ‚awa Szymborska</title>
      <link>https://wordsmith.social/storia-minuta/intervista-con-atropo-di-wislawa-szymborska</link>
      <description>&lt;![CDATA[Intervista con Atropo - di WisÅ‚awa Szymborska&#xA;&#xA;La signora Atropo?&#xA;Esatto sono io.&#xA;&#xA;Delle tre figlie della necessitÃ &#xA;Lei Ã¨ quella con la fama peggiore.&#xA;&#xA;Grossa esagerazione, poetessa mia.&#xA;Cloto tesse il filo della vita,&#xA;ma quel filo Ã¨ sottile,&#xA;non Ã¨ difficile tagliarlo.&#xA;Lachesi con la pertica ne fissa la lunghezza.&#xA;Non sono innocentine.&#xA;&#xA;PerÃ² le forbici sono in mano sua.&#xA;&#xA;GiacchÃ© lo sono ne faccio uso.&#xA;&#xA;Vedo che anche ora, mentre conversiamo...&#xA;&#xA;Solo lavoro dipendente, questa Ã¨ la mia natura.&#xA;&#xA;Non si sente annoiata, stanca,&#xA;assonnata quanto meno di notte? No, davvero no?&#xA;Senza ferie, weekend, feste comandate&#xA;o almeno brevi pause per una sigaretta?&#xA;&#xA;Ci sarebbero arretrati, e questo non mi piace.&#xA;&#xA;Uno zelo inconcepibile.&#xA;Senza mai qualche riconoscimento,&#xA;Premi, menzioni, coppe, medaglie?&#xA;Magari diplomi incorniciati?&#xA;&#xA;Come dal barbiere? No, grazie.&#xA;&#xA;Qualcuno lâ€™aiuta? E se sÃ¬, chi?&#xA;&#xA;Un paradosso niente male - appunto voi, mortali.&#xA;Svariati dittatori, numerosi fanatici.&#xA;BenchÃ© non sia io a costringerli.&#xA;Per loro conto si danno da fare.&#xA;Rallegrarmi? Ãˆ un sentimento sconosciuto.&#xA;Non sono io che invito a farle,&#xA;Non sono io che ne guido il corso.&#xA;Ma lo ammetto: Ã¨ grazie a loro soprattutto&#xA;Che posso stare al passo.&#xA;&#xA;Non le dispiace per i fili tagliati troppo corti?&#xA;&#xA;PiÃ¹ corti, meno corti.&#xA;Solo per voi fa la differenza.&#xA;&#xA;E se uno piÃ¹ forte volesse sbarazzarsi di lei,&#xA;e provasse a mandarla in pensione?&#xA;&#xA;Non ho capito. Sia piÃ¹ chiara.&#xA;&#xA;Riformulo la domanda: Lei ha un superiore?&#xA;&#xA;... Passiamo alla domanda successiva.&#xA;&#xA;Non ne ho altre.&#xA;&#xA;In tal caso addio.&#xA;O per essere piÃ¹ esatti...&#xA;&#xA;Lo so, lo so. Arrivederci.&#xA;&#xA;WisÅ‚awa Szymborska]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Intervista con Atropo – di WisÅ‚awa Szymborska</p>

<p>La signora Atropo?
Esatto sono io.</p>

<p>Delle tre figlie della necessitÃ 
Lei Ã¨ quella con la fama peggiore.</p>

<p>Grossa esagerazione, poetessa mia.
Cloto tesse il filo della vita,
ma quel filo Ã¨ sottile,
non Ã¨ difficile tagliarlo.
Lachesi con la pertica ne fissa la lunghezza.
Non sono innocentine.</p>

<p>PerÃ² le forbici sono in mano sua.</p>

<p>GiacchÃ© lo sono ne faccio uso.</p>

<p>Vedo che anche ora, mentre conversiamo...</p>

<p>Solo lavoro dipendente, questa Ã¨ la mia natura.</p>

<p>Non si sente annoiata, stanca,
assonnata quanto meno di notte? No, davvero no?
Senza ferie, weekend, feste comandate
o almeno brevi pause per una sigaretta?</p>

<p>Ci sarebbero arretrati, e questo non mi piace.</p>

<p>Uno zelo inconcepibile.
Senza mai qualche riconoscimento,
Premi, menzioni, coppe, medaglie?
Magari diplomi incorniciati?</p>

<p>Come dal barbiere? No, grazie.</p>

<p>Qualcuno lâ€™aiuta? E se sÃ¬, chi?</p>

<p>Un paradosso niente male – appunto voi, mortali.
Svariati dittatori, numerosi fanatici.
BenchÃ© non sia io a costringerli.
Per loro conto si danno da fare.
Rallegrarmi? Ãˆ un sentimento sconosciuto.
Non sono io che invito a farle,
Non sono io che ne guido il corso.
Ma lo ammetto: Ã¨ grazie a loro soprattutto
Che posso stare al passo.</p>

<p>Non le dispiace per i fili tagliati troppo corti?</p>

<p>PiÃ¹ corti, meno corti.
Solo per voi fa la differenza.</p>

<p>E se uno piÃ¹ forte volesse sbarazzarsi di lei,
e provasse a mandarla in pensione?</p>

<p>Non ho capito. Sia piÃ¹ chiara.</p>

<p>Riformulo la domanda: Lei ha un superiore?</p>

<p>... Passiamo alla domanda successiva.</p>

<p>Non ne ho altre.</p>

<p>In tal caso addio.
O per essere piÃ¹ esatti...</p>

<p>Lo so, lo so. Arrivederci.</p>

<p>WisÅ‚awa Szymborska</p>
]]></content:encoded>
      <guid>https://wordsmith.social/storia-minuta/intervista-con-atropo-di-wislawa-szymborska</guid>
      <pubDate>Mon, 20 Apr 2020 17:50:17 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Lâ€™etnocentrismo critico di Ernesto De Martino</title>
      <link>https://wordsmith.social/storia-minuta/letnocentrismo-critico-di-ernesto-de-martino</link>
      <description>&lt;![CDATA[Lâ€™etnocentrismo critico di Ernesto De Martino&#xA;&#xA;Come tanti altri scrittori e intellettuali della sua generazione, Ernesto De Martino (nato a Napoli nel 1908 e morto a Roma il 9 maggio 1965), aveva aderito da giovane alle iniziative che in campo culturale il fascismo andava proponendo o imponendo per moltiplicare sostegni alla sua azione â€˜pedagogicaâ€™. Ben presto passato dalle file del GUF (GioventÃ¹ universitaria fascista) e dalla redazione de â€œLâ€™Universaleâ€ alla conoscenza delle opere di Benedetto Croce, De Martino maturÃ² con la guerra la sua definitiva vocazione e la sua svolta ideologica. Ne Il mondo magico, pubblicato da Einaudi nel 1948, câ€™Ã¨ giÃ  tutto il De Martino che si rivelerÃ  nel campo degli studi storico-religiosi ed etno-psicologici. Giunge poi propizia la lettura del Cristo si Ã¨ fermato a Eboli di Carlo Levi e dei Quaderni del carcere di Antonio Gramsci, quando giÃ  il Nostro Ã¨ diventato un intellettuale militante ed Ã¨ stato chiamato in Puglia a dirigere la segreteria della federazione socialista, prima del suo passaggio decisivo in casa comunista. &#xA;&#xA;Ãˆ lâ€™epoca delle lotte contadine, della Riforma agraria, dellâ€™inizio di una straordinaria stagione di indagini (ma De Martino le chiama spedizioni) incentrate sulle plebi del Mezzogiorno. Egli arriva nel Sud piÃ¹ profondo armato di unâ€™Ã©quipe formata da medici, psichiatri, psicologi, storici delle religioni, antropologi, etnomusicologi, documentaristi cinematografici e fotografici (i piÃ¹ assidui furono Arturo Zavattini, figlio del famoso Cesare, Franco Pinna e Ando Gilardi). Ãˆ lâ€™inizio di una ricerca multidisciplinare mirata a studiare direttamente, con interviste, colloqui e registrazioni audio e video, ciÃ² che rappresenta lâ€™Altro, lâ€™Alieno: ne indaga lo spessore antropologico, ne intuisce e ne ricava una â€˜lezioneâ€™ politica, finisce per definire quella realtÃ  come lâ€™espressione della â€˜crisi della presenzaâ€™. Tipico, al riguardo, Ã¨ il racconto dellâ€™episodio del contadino calabrese di Marcellinara, che allontanatosi con un automezzo dal suo paese e non vedendone piÃ¹ il campanile, fu colto da sintomi dâ€™angoscia. La perdita degli antichi spazi geografici si risolveva in crisi della propria integritÃ .&#xA;&#xA;  &#xA;&#xA;Negli anni â€™50 partÃ¬ per numerose spedizioni  in Puglia, Lucania e Calabria. Famose le sue â€œNote di campoâ€, le sue annotazioni su ogni piÃ¹ piccola manifestazione di quella cultura arcaica incontrata tra le vie e i bassi di Pisticci, San Fele, Tricarico, Copertino, NardÃ², Galatina. Fu cosÃ¬ che, sorprendentemente, si rivelÃ² al mondo la diversitÃ  di un universo coi suoi riti e i suoi simboli, la persistenza dellâ€™alieno e dellâ€™esotico sul confine di civiltÃ  coesistenti e concorrenti. E fu, insieme, la scoperta di come il potere dello Stato e della Chiesa fosse stato capace di condizionare per secoli una massa di esclusi e di subalterni. Gramsci e Marx e prima di loro, Malinowski e LÃ©vy-Strauss, diedero una mano a Heidegger per aprire il varco ad una comprensione piÃ¹ piena del rapporto che sâ€™instaura tra ricercatore, dotato del privilegio della cultura borghese, e componente di una plebe immersa in una dimensione ancestrale. &#xA;&#xA;Con i suoi grandi libri â€“ Sud e magia, Morte e pianto rituale, La terra del rimorso â€“ De Martino riavvicinÃ² due Italie divise e bisognose di comprendersi, di rispettarsi, di superarsi in un nuovo orizzonte culturale, definito in modo originale come â€˜etnocentrismo criticoâ€™.&#xA;&#xA;â€œQuesto Ã¨ da intendersi â€“ scrive Vittorio Lanternari â€“ come sforzo supremo di allargamento della propria coscienza culturale di fronte ad ogni cultura â€˜altraâ€™, e come sofferto processo di presa di coscienza critica dei limiti della propria storia culturale, sociale, politicaâ€.&#xA;&#xA; &#xA;Un umanesimo, in sintesi, che sfocia in un mondo liberato dai suoi preconcetti e perÃ² attento a preservare â€˜un villaggio vivente nella memoriaâ€™, a non dimenticarsi del suo passato, a guardare piÃ¹ fiducioso ad un futuro costruttivo.&#xA;&#xA; &#xA;di Sergio Dâ€™Amaro in Reti Dedalus (http://www.retididedalus.it/)&#xA; &#xA;&#xA;BOX:&#xA;Lâ€™ereditÃ  culturale e scientifica lasciata da Ernesto De Martino (1908-1965) Ã¨ di capitale importanza per gli studi etnoantropologici. Fondatore della scuola antropologica dellâ€™UniversitÃ  di Cagliari (da cui provengono studiosi del calibro di Alberto M. Cirese, Clara Gallini, Pietro Clemente e Giulio Angioni), De Martino ha pubblicato opere che oggi sono dei veri e propri classici: Morte e pianto rituale nel mondo antico (Einaudi, 1958; n. ed. Bollati Boringhieri, 2000), Sud e magia (Feltrinelli, 1959; n. ed. 2002), La terra del rimorso. Contributo a una storia religiosa del Sud (Il Saggiatore, 1961, ristampata continuamente), Furore, simbolo, valore (ivi, 1962; poi Feltrinelli, Milano, 1980 e ivi 2002).&#xA;&#xA;&#x9;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Lâ€™etnocentrismo critico di Ernesto De Martino</p>

<p>Come tanti altri scrittori e intellettuali della sua generazione, Ernesto De Martino (nato a Napoli nel 1908 e morto a Roma il 9 maggio 1965), aveva aderito da giovane alle iniziative che in campo culturale il fascismo andava proponendo o imponendo per moltiplicare sostegni alla sua azione â€˜pedagogicaâ€™. Ben presto passato dalle file del GUF (GioventÃ¹ universitaria fascista) e dalla redazione de â€œLâ€™Universaleâ€ alla conoscenza delle opere di Benedetto Croce, De Martino maturÃ² con la guerra la sua definitiva vocazione e la sua svolta ideologica. Ne Il mondo magico, pubblicato da Einaudi nel 1948, câ€™Ã¨ giÃ  tutto il De Martino che si rivelerÃ  nel campo degli studi storico-religiosi ed etno-psicologici. Giunge poi propizia la lettura del Cristo si Ã¨ fermato a Eboli di Carlo Levi e dei Quaderni del carcere di Antonio Gramsci, quando giÃ  il Nostro Ã¨ diventato un intellettuale militante ed Ã¨ stato chiamato in Puglia a dirigere la segreteria della federazione socialista, prima del suo passaggio decisivo in casa comunista.</p>

<p>Ãˆ lâ€™epoca delle lotte contadine, della Riforma agraria, dellâ€™inizio di una straordinaria stagione di indagini (ma De Martino le chiama spedizioni) incentrate sulle plebi del Mezzogiorno. Egli arriva nel Sud piÃ¹ profondo armato di unâ€™Ã©quipe formata da medici, psichiatri, psicologi, storici delle religioni, antropologi, etnomusicologi, documentaristi cinematografici e fotografici (i piÃ¹ assidui furono Arturo Zavattini, figlio del famoso Cesare, Franco Pinna e Ando Gilardi). Ãˆ lâ€™inizio di una ricerca multidisciplinare mirata a studiare direttamente, con interviste, colloqui e registrazioni audio e video, ciÃ² che rappresenta lâ€™Altro, lâ€™Alieno: ne indaga lo spessore antropologico, ne intuisce e ne ricava una â€˜lezioneâ€™ politica, finisce per definire quella realtÃ  come lâ€™espressione della â€˜crisi della presenzaâ€™. Tipico, al riguardo, Ã¨ il racconto dellâ€™episodio del contadino calabrese di Marcellinara, che allontanatosi con un automezzo dal suo paese e non vedendone piÃ¹ il campanile, fu colto da sintomi dâ€™angoscia. La perdita degli antichi spazi geografici si risolveva in crisi della propria integritÃ .</p>

<p>Negli anni â€™50 partÃ¬ per numerose spedizioni  in Puglia, Lucania e Calabria. Famose le sue â€œNote di campoâ€, le sue annotazioni su ogni piÃ¹ piccola manifestazione di quella cultura arcaica incontrata tra le vie e i bassi di Pisticci, San Fele, Tricarico, Copertino, NardÃ², Galatina. Fu cosÃ¬ che, sorprendentemente, si rivelÃ² al mondo la diversitÃ  di un universo coi suoi riti e i suoi simboli, la persistenza dellâ€™alieno e dellâ€™esotico sul confine di civiltÃ  coesistenti e concorrenti. E fu, insieme, la scoperta di come il potere dello Stato e della Chiesa fosse stato capace di condizionare per secoli una massa di esclusi e di subalterni. Gramsci e Marx e prima di loro, Malinowski e LÃ©vy-Strauss, diedero una mano a Heidegger per aprire il varco ad una comprensione piÃ¹ piena del rapporto che sâ€™instaura tra ricercatore, dotato del privilegio della cultura borghese, e componente di una plebe immersa in una dimensione ancestrale.</p>

<p>Con i suoi grandi libri â€“ Sud e magia, Morte e pianto rituale, La terra del rimorso â€“ De Martino riavvicinÃ² due Italie divise e bisognose di comprendersi, di rispettarsi, di superarsi in un nuovo orizzonte culturale, definito in modo originale come â€˜etnocentrismo criticoâ€™.</p>

<p>â€œQuesto Ã¨ da intendersi â€“ scrive Vittorio Lanternari â€“ come sforzo supremo di allargamento della propria coscienza culturale di fronte ad ogni cultura â€˜altraâ€™, e come sofferto processo di presa di coscienza critica dei limiti della propria storia culturale, sociale, politicaâ€.</p>

<p>Un umanesimo, in sintesi, che sfocia in un mondo liberato dai suoi preconcetti e perÃ² attento a preservare â€˜un villaggio vivente nella memoriaâ€™, a non dimenticarsi del suo passato, a guardare piÃ¹ fiducioso ad un futuro costruttivo.</p>

<p>di Sergio Dâ€™Amaro in Reti Dedalus (<a href="http://www.retididedalus.it/" rel="nofollow">http://www.retididedalus.it/</a>)</p>

<p>BOX:
Lâ€™ereditÃ  culturale e scientifica lasciata da Ernesto De Martino (1908-1965) Ã¨ di capitale importanza per gli studi etnoantropologici. Fondatore della scuola antropologica dellâ€™UniversitÃ  di Cagliari (da cui provengono studiosi del calibro di Alberto M. Cirese, Clara Gallini, Pietro Clemente e Giulio Angioni), De Martino ha pubblicato opere che oggi sono dei veri e propri classici: Morte e pianto rituale nel mondo antico (Einaudi, 1958; n. ed. Bollati Boringhieri, 2000), Sud e magia (Feltrinelli, 1959; n. ed. 2002), La terra del rimorso. Contributo a una storia religiosa del Sud (Il Saggiatore, 1961, ristampata continuamente), Furore, simbolo, valore (ivi, 1962; poi Feltrinelli, Milano, 1980 e ivi 2002).</p>
]]></content:encoded>
      <guid>https://wordsmith.social/storia-minuta/letnocentrismo-critico-di-ernesto-de-martino</guid>
      <pubDate>Thu, 31 Oct 2019 08:05:56 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Il partigiano â€œRensu u Longuâ€</title>
      <link>https://wordsmith.social/storia-minuta/il-partigiano-rensu-u-longu-hrf0</link>
      <description>&lt;![CDATA[Il partigiano â€œRensu u Longuâ€&#xA;&#xA;La mia storia nella Resistenza Ã¨ legata a filo doppio con Renzo Rossi.&#xA;Nellâ€™agosto del 1944 mi aggregai al gruppo partigiano di GirÃ² (n.d.r.: Pietro Gerolamo Marcenaro di Vallecrosia (IM), detto anche Gireu), che operava nella zona di Negi (n.d.r.: molto piÃ¹ vicina a Seborga, Ã© Frazione di Perinaldo).&#xA;Dove godevamo anche dellâ€™appoggio di Umberto Sequi a Vallebona e di Giuseppe Bisso a Seborga; tutti e due membri del CLN di Bordighera. Negi era il punto di contatto tra le varie formazioni partigiane che operavano nella zona, tra queste, quelle sotto il comando di Cekoff (n.d.r.:Mario Alborno di Bordighera) e di Gino (n.d.r.: Luigi Napolitano di Sanremo, poi, dal dicembre di quell&#39;anno vice comandante della V^ Brigata d&#39;Assalto Partigiana Garibaldi  â€œLuigi Nuvoloniâ€).&#xA;Facevo da staffetta tra Negi e Vallebona.&#xA;A settembre 1944 insieme a Renzo Rossi partecipai allâ€™incontro con VittÃ² (n.d.r.: Giuseppe Vittorio Guglielmo, in quel momento comandante della V^ Brigata , da dicembre comandante della II^ Divisione Garibaldi â€œFelice Cascioneâ€).&#xA;Ci accompagnÃ² Confino, maresciallo dei Carabinieri che aveva aderito alla Resistenza. VittÃ² investÃ¬ formalmente Renzo Rossi del compito di organizzare, per la nostra zona, il SIM (Servizio Informazioni Militare) e la SAP : io fui nominato suo agente e collaboratore.&#xA;In novembre mi aggregai al battaglione di Gino Napolitano a Vignai, ma dopo alcune operazioni di collegamento tra Vallebona e il comando di Vignai, il comando mi richiamÃ² ad operare nel Gruppo Sbarchi di Vallecrosia.&#xA;Nellâ€™estate 1944 i servizi segreti americani avevano inviato sulla costa una rete di informatori, capeggiati da Gino Punzi. Dovendo tornare in Francia, per attraversare le linee Gino Punzi si avvalse della collaborazione di un passeur, dal quale, poichÃ© era passato al soldo dei tedeschi, durante il viaggio venne ucciso. Il comandante tedesco si infuriÃ² perchÃ© avrebbe voluto catturare vivo il Gino. Sul suo cadavere furono rinvenuti dei documenti, dai quali i tedeschi vennero a conoscenza del fatto che sarebbero stati inviati altri agenti e telegrafisti alleati.&#xA;I tedeschi predisposero una trappola e quando arrivÃ² il telegrafista â€œErosâ€ lo catturarono ferendolo. Si avvalsero di lui per trasmettere falsi messaggi al comando alleato di Nizza.&#xA;Con questi falsi messaggi fu richiesto lâ€™invio di unâ€™altra missione: la missione â€œLeoâ€.&#xA;La missione andÃ² a rotoli con il ferimento di â€œLeoâ€, che venne nascosto nella cantina di casa mia.&#xA;I tedeschi rastrellarono tutta la zona cercando â€œLeoâ€; â€œvisitaronoâ€ anche la mia casa: sulla porta rimasero le impronte dei chiodi degli scarponi di quando sfondarono lâ€™ingresso a calci.&#xA;Ma non cercarono in cantina, si limitarono ad arraffare del cibo dalla cucina. Con Renzo Rossi nascondemmo tutti i documenti del SIM e del CNL nel mio giardino, preparandoci al trasferimento di â€œLeoâ€ in Francia.&#xA;Il Gruppo Sbarchi Vallecrosia aveva frattanto predisposto una barca. Renzo Rossi con Lotti avevano preavvisato i bersaglieri della necessitÃ  di effettuare lâ€™imbarco quanto prima possibile.&#xA;La collaborazione dei bersaglieri fu determinante per tutte le operazioni del Gruppo Sbarchi. Il sergente Bertelli comandava un gruppo di bersaglieri a Collasgarba â€“ sopra Nervia di Ventimiglia â€“ e aveva manifestato la volontÃ  di aderire alla Resistenza. Fu avvicinato dai fratelli Biancheri, detti  LilÃ², per stabilire le modalitÃ  della diserzione, quando il plotone fu distaccato alla difesa costiera giusto sulla costa di Vallecrosia in prossimitÃ  del bunker alla foce del Verbone. I LilÃ² convinsero allora i bersaglieri a non disertare, ma ad operare dallâ€™interno per consentire ed agevolare le nostre operazioni.&#xA;Alla data convenuta, in pieno giorno trasferimmo â€œLeoâ€ a Vallecrosia, facendolo sedere sulla canna della bicicletta di Renzo. In pieno giorno, perchÃ© approfittammo di un furioso bombardamento. Le strade erano deserte, solo granate che esplodevano da tutte le parti. Ricoverammo â€œLeoâ€ in casa di Achille (n.d.r.: Achille Lamberti di Vallecrosia, â€œAndreaâ€), aspettando la notte.  Al momento opportuno ci trasferimmo sul lungomare; il soldato tedesco di guardia, come al solito, era stato addormentato da Achille con del sonnifero fornito dal dr. Marchesi (del CLN di Bordighera e con varie responsabilitÃ  in seno alla Resistenza), laureato in chimica.&#xA;I bersaglieri ci aiutarono a mettere in acqua la barca e a caricare â€œLeoâ€ ferito. Cominciammo a remare, ma, dopo poche centinaia di metri, la barca cominciÃ² ad imbarcare acqua. Non potevamo tornare indietro. Mentre io e â€œRosinaâ€ (Luciano Mannini) remavamo, â€œLeoâ€ e Renzo si misero di buona lena a gottare, con una sassola che, per puro caso, avevamo portato con noi. Riuscimmo a tenere il mare e ad arrivare al porto di Monaco. Con la pila facemmo i soliti segnali, ma non ricevemmo alcuna risposta; entrammo nel porto e accostammo alla banchina. Chiamammo una ronda di passaggio, che ci portÃ² al comando di polizia, dove chiedemmo di informare Milou, lâ€™agente di collegamento. Arrivarono gli inglesi e â€œLeoâ€ fu finalmente ricoverato al Pasteur di Nizza. Anche io e â€œRosinaâ€ ci facemmo medicare il palmo delle mani piagate dal remare.&#xA;Il nostro ritorno fu programmato subito con il motoscafo di Giulio â€œCorsaroâ€ Pedretti e di Cesar, con il quale si dovevano recuperare anche alcuni prigionieri alleati; ma il motoscafo in mare aperto andÃ² in panne e non ne volle sapere di riavviarsi. Eravamo in balia delle onde: Renzo Rossi,  Pedretti e Cesar sotto un telo, al chiarore di una lampada, rabberciarono alla meglio il motore. Quasi albeggiava e la missione fu annullata perchÃ© ormai troppo tardi.&#xA;Sulla spiaggia di Vallecrosia il Gruppo Sbarchi attese invano con i 5  piloti.&#xA;I piloti vennero trasferiti in Francia nei giorni successivi da GirÃ² e Achille.&#xA;Io, Renzo Rossi, Achille Lamberti e GirÃ² ritornammo in un&#39;altra occasione dalla Francia con un carico di armi. Per sbarcare dovemmo attendere il segnale dalla riva, ma, come altre volte, non arrivÃ² alcun segnale. Sbarcammo proprio davanti alla postazione dei bersaglieri, vicino al bunker.&#xA;Pochi giorni dopo, senza Achille, che rimase a dirigere il Gruppo a Vallecrosia, effettuai con GirÃ² unâ€™altra traversata, accompagnando â€œPlanciaâ€ (n.d.r.: Renato Dorgia) a prendere armi e materiale. Il ritorno lo effettuammo con la scorta di una vedetta francese, che accompagnÃ² il motoscafo di Pedretti. Vi furono momenti di apprensione perchÃ© da bordo della vedetta si udÃ¬ distintamente il rombo del motore di un motoscafo tedesco; i nemici non si accorsero della nostra presenza e passarono oltre. Trasbordammo sul motoscafo e sul canotto gli uomini e il materiale delle missioni â€œBartaliâ€ e â€œSerpenteâ€, composte da agenti addestrati al sabotaggio. Nelle operazioni di trasbordo alcuni caddero in mare e recuperarli nel buio non fu cosa facile, dovendosi osservare il silenzio assoluto. Attendemmo i segnali convenuti da riva. Anche quella volta nessun segnale. Gli ordini erano di annullare tutto, ma GirÃ² accompagnÃ² ugualmente a terra tutta la missione, mentre io tornai a bordo della vedetta, e nel buio pesto riuscÃ¬ ad individuare il tratto di spiaggia dinanzi a casa sua.&#xA;Le difese di quel tratto di costa erano cosÃ¬ composte: un bunker alla foce del torrente Borghetto, uno nei pressi della foce del Verbone, un altro quasi alla foce del Nervia.&#xA;Tra il bunker del Borghetto e quello del Verbone, era tutto un campo di mine, eccetto, giusto alla metÃ  tra i due bunker, un passaggio largo meno di un metro, dalla battigia fino al rio Rattaconigli. Sbarcarono a Rattaconigli e superarono il campo minato attraverso quel sentiero.&#xA;Quella sera dal bunker di Vallecrosia fino alla foce del Nervia era tutto un pullulare di tedeschi e fascisti. Ci aspettavano. La fortuna fu dalla nostra.&#xA;&#xA;Renzo Biancheri, â€œRensu u Longuâ€, in GRUPPO SBARCHI VALLECROSIA  ed. Istituto Storico della Resistenza e dell&#39;EtÃ  Contemporanea di Imperia â€“ Comune di Vallecrosia (IM) â€“ Provincia di Imperia â€“ Associazione Culturale â€œIl Ponteâ€ di Vallecrosia (IM)  di Giuseppe Mac Fiorucci&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Il partigiano â€œRensu u Longuâ€</p>

<p>La mia storia nella Resistenza Ã¨ legata a filo doppio con Renzo Rossi.
Nellâ€™agosto del 1944 mi aggregai al gruppo partigiano di GirÃ² (n.d.r.: Pietro Gerolamo Marcenaro di Vallecrosia (IM), detto anche Gireu), che operava nella zona di Negi (n.d.r.: molto piÃ¹ vicina a Seborga, Ã© Frazione di Perinaldo).
Dove godevamo anche dellâ€™appoggio di Umberto Sequi a Vallebona e di Giuseppe Bisso a Seborga; tutti e due membri del CLN di Bordighera. Negi era il punto di contatto tra le varie formazioni partigiane che operavano nella zona, tra queste, quelle sotto il comando di Cekoff (n.d.r.:Mario Alborno di Bordighera) e di Gino (n.d.r.: Luigi Napolitano di Sanremo, poi, dal dicembre di quell&#39;anno vice comandante della V^ Brigata d&#39;Assalto Partigiana Garibaldi  â€œLuigi Nuvoloniâ€).
Facevo da staffetta tra Negi e Vallebona.
A settembre 1944 insieme a Renzo Rossi partecipai allâ€™incontro con VittÃ² (n.d.r.: Giuseppe Vittorio Guglielmo, in quel momento comandante della V^ Brigata , da dicembre comandante della II^ Divisione Garibaldi â€œFelice Cascioneâ€).
Ci accompagnÃ² Confino, maresciallo dei Carabinieri che aveva aderito alla Resistenza. VittÃ² investÃ¬ formalmente Renzo Rossi del compito di organizzare, per la nostra zona, il SIM (Servizio Informazioni Militare) e la SAP : io fui nominato suo agente e collaboratore.
In novembre mi aggregai al battaglione di Gino Napolitano a Vignai, ma dopo alcune operazioni di collegamento tra Vallebona e il comando di Vignai, il comando mi richiamÃ² ad operare nel Gruppo Sbarchi di Vallecrosia.
Nellâ€™estate 1944 i servizi segreti americani avevano inviato sulla costa una rete di informatori, capeggiati da Gino Punzi. Dovendo tornare in Francia, per attraversare le linee Gino Punzi si avvalse della collaborazione di un passeur, dal quale, poichÃ© era passato al soldo dei tedeschi, durante il viaggio venne ucciso. Il comandante tedesco si infuriÃ² perchÃ© avrebbe voluto catturare vivo il Gino. Sul suo cadavere furono rinvenuti dei documenti, dai quali i tedeschi vennero a conoscenza del fatto che sarebbero stati inviati altri agenti e telegrafisti alleati.
I tedeschi predisposero una trappola e quando arrivÃ² il telegrafista â€œErosâ€ lo catturarono ferendolo. Si avvalsero di lui per trasmettere falsi messaggi al comando alleato di Nizza.
Con questi falsi messaggi fu richiesto lâ€™invio di unâ€™altra missione: la missione â€œLeoâ€.
La missione andÃ² a rotoli con il ferimento di â€œLeoâ€, che venne nascosto nella cantina di casa mia.
I tedeschi rastrellarono tutta la zona cercando â€œLeoâ€; â€œvisitaronoâ€ anche la mia casa: sulla porta rimasero le impronte dei chiodi degli scarponi di quando sfondarono lâ€™ingresso a calci.
Ma non cercarono in cantina, si limitarono ad arraffare del cibo dalla cucina. Con Renzo Rossi nascondemmo tutti i documenti del SIM e del CNL nel mio giardino, preparandoci al trasferimento di â€œLeoâ€ in Francia.
Il Gruppo Sbarchi Vallecrosia aveva frattanto predisposto una barca. Renzo Rossi con Lotti avevano preavvisato i bersaglieri della necessitÃ  di effettuare lâ€™imbarco quanto prima possibile.
La collaborazione dei bersaglieri fu determinante per tutte le operazioni del Gruppo Sbarchi. Il sergente Bertelli comandava un gruppo di bersaglieri a Collasgarba â€“ sopra Nervia di Ventimiglia â€“ e aveva manifestato la volontÃ  di aderire alla Resistenza. Fu avvicinato dai fratelli Biancheri, detti  LilÃ², per stabilire le modalitÃ  della diserzione, quando il plotone fu distaccato alla difesa costiera giusto sulla costa di Vallecrosia in prossimitÃ  del bunker alla foce del Verbone. I LilÃ² convinsero allora i bersaglieri a non disertare, ma ad operare dallâ€™interno per consentire ed agevolare le nostre operazioni.
Alla data convenuta, in pieno giorno trasferimmo â€œLeoâ€ a Vallecrosia, facendolo sedere sulla canna della bicicletta di Renzo. In pieno giorno, perchÃ© approfittammo di un furioso bombardamento. Le strade erano deserte, solo granate che esplodevano da tutte le parti. Ricoverammo â€œLeoâ€ in casa di Achille (n.d.r.: Achille Lamberti di Vallecrosia, â€œAndreaâ€), aspettando la notte.  Al momento opportuno ci trasferimmo sul lungomare; il soldato tedesco di guardia, come al solito, era stato addormentato da Achille con del sonnifero fornito dal dr. Marchesi (del CLN di Bordighera e con varie responsabilitÃ  in seno alla Resistenza), laureato in chimica.
I bersaglieri ci aiutarono a mettere in acqua la barca e a caricare â€œLeoâ€ ferito. Cominciammo a remare, ma, dopo poche centinaia di metri, la barca cominciÃ² ad imbarcare acqua. Non potevamo tornare indietro. Mentre io e â€œRosinaâ€ (Luciano Mannini) remavamo, â€œLeoâ€ e Renzo si misero di buona lena a gottare, con una sassola che, per puro caso, avevamo portato con noi. Riuscimmo a tenere il mare e ad arrivare al porto di Monaco. Con la pila facemmo i soliti segnali, ma non ricevemmo alcuna risposta; entrammo nel porto e accostammo alla banchina. Chiamammo una ronda di passaggio, che ci portÃ² al comando di polizia, dove chiedemmo di informare Milou, lâ€™agente di collegamento. Arrivarono gli inglesi e â€œLeoâ€ fu finalmente ricoverato al Pasteur di Nizza. Anche io e â€œRosinaâ€ ci facemmo medicare il palmo delle mani piagate dal remare.
Il nostro ritorno fu programmato subito con il motoscafo di Giulio â€œCorsaroâ€ Pedretti e di Cesar, con il quale si dovevano recuperare anche alcuni prigionieri alleati; ma il motoscafo in mare aperto andÃ² in panne e non ne volle sapere di riavviarsi. Eravamo in balia delle onde: Renzo Rossi,  Pedretti e Cesar sotto un telo, al chiarore di una lampada, rabberciarono alla meglio il motore. Quasi albeggiava e la missione fu annullata perchÃ© ormai troppo tardi.
Sulla spiaggia di Vallecrosia il Gruppo Sbarchi attese invano con i 5  piloti.
I piloti vennero trasferiti in Francia nei giorni successivi da GirÃ² e Achille.
Io, Renzo Rossi, Achille Lamberti e GirÃ² ritornammo in un&#39;altra occasione dalla Francia con un carico di armi. Per sbarcare dovemmo attendere il segnale dalla riva, ma, come altre volte, non arrivÃ² alcun segnale. Sbarcammo proprio davanti alla postazione dei bersaglieri, vicino al bunker.
Pochi giorni dopo, senza Achille, che rimase a dirigere il Gruppo a Vallecrosia, effettuai con GirÃ² unâ€™altra traversata, accompagnando â€œPlanciaâ€ (n.d.r.: Renato Dorgia) a prendere armi e materiale. Il ritorno lo effettuammo con la scorta di una vedetta francese, che accompagnÃ² il motoscafo di Pedretti. Vi furono momenti di apprensione perchÃ© da bordo della vedetta si udÃ¬ distintamente il rombo del motore di un motoscafo tedesco; i nemici non si accorsero della nostra presenza e passarono oltre. Trasbordammo sul motoscafo e sul canotto gli uomini e il materiale delle missioni â€œBartaliâ€ e â€œSerpenteâ€, composte da agenti addestrati al sabotaggio. Nelle operazioni di trasbordo alcuni caddero in mare e recuperarli nel buio non fu cosa facile, dovendosi osservare il silenzio assoluto. Attendemmo i segnali convenuti da riva. Anche quella volta nessun segnale. Gli ordini erano di annullare tutto, ma GirÃ² accompagnÃ² ugualmente a terra tutta la missione, mentre io tornai a bordo della vedetta, e nel buio pesto riuscÃ¬ ad individuare il tratto di spiaggia dinanzi a casa sua.
Le difese di quel tratto di costa erano cosÃ¬ composte: un bunker alla foce del torrente Borghetto, uno nei pressi della foce del Verbone, un altro quasi alla foce del Nervia.
Tra il bunker del Borghetto e quello del Verbone, era tutto un campo di mine, eccetto, giusto alla metÃ  tra i due bunker, un passaggio largo meno di un metro, dalla battigia fino al rio Rattaconigli. Sbarcarono a Rattaconigli e superarono il campo minato attraverso quel sentiero.
Quella sera dal bunker di Vallecrosia fino alla foce del Nervia era tutto un pullulare di tedeschi e fascisti. Ci aspettavano. La fortuna fu dalla nostra.</p>

<p>Renzo Biancheri, â€œRensu u Longuâ€, in GRUPPO SBARCHI VALLECROSIA &lt; ed. Istituto Storico della Resistenza e dell&#39;EtÃ  Contemporanea di Imperia â€“ Comune di Vallecrosia (IM) â€“ Provincia di Imperia â€“ Associazione Culturale â€œIl Ponteâ€ di Vallecrosia (IM) &gt; di Giuseppe Mac Fiorucci</p>
]]></content:encoded>
      <guid>https://wordsmith.social/storia-minuta/il-partigiano-rensu-u-longu-hrf0</guid>
      <pubDate>Thu, 31 Oct 2019 07:48:56 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Da Zanzibar, un camporossino il 28 agosto 1888</title>
      <link>https://wordsmith.social/storia-minuta/da-zanzibar-un-camporossino-il-28-agosto-1888</link>
      <description>&lt;![CDATA[Da Zanzibar, un camporossino il 28 agosto 1888&#xA;&#xA;ZANZIBAR, 28 agosto 1888&#xA;&#xA;Amatissimi Genitori&#xA;&#xA;GiÃ  stavo pensando che cosa ne sarÃ  della mia famiglia;&#xA;ma finalmente ricevetti notizzie che mi sollevarono il cuore.&#xA;Non sapete miei cari genitori la gioia e contentezza châ€™io nutro, quando&#xA;ricevo notizzie da voi, e del paese sebenchÃ© siano pocche ; pare che&#xA;si ripresentino dâ€™avanti quellâ€™anime châ€™io lasciai alla casa&#xA;paterna; e anche lontano lontano io sia da voi; il mio cuore e il&#xA;pensiero Ã¨ sempre da viccino, mi duole assai non poterci essere fra noi&#xA;un piÃ¹ continuo scambio di notizzie motivo di cui Ã¨ la lontananza che ci divide&#xA;e perciÃ² vâ€™invio una presente credo che possa in certo modo darvi una&#xA;prossima idea del paese di Zanzibar e suoi contorni.&#xA;Zanzibar stato ancora indipendente Ã¨ governato da un&#xA;PasciÃ¡ comunemente chiamato Sultano; Ã¨ compreso nella&#xA;Zona Torrida ed in numero di latitudine Sud entrando in&#xA;porto di notte e specialmente esse quando sono direste&#xA;in un piccolo Parigi tanto che echeggia la luce in vari punti&#xA;del paese, e sopratutto nel palazzo del Sultano; ma questa&#xA;beltÃ  vi rende ben tosto illusi allo spuntar dellâ€™ Aurora&#xA;in cui lâ€™occhio in lungo dâ€™aspetarvi quello che figuravi, gli si&#xA;prÃ©senta dinâ€™anzi le tracce di un paese selvaggio ove la civiltÃ  sta&#xA;ancora sepolta.&#xA;A pochi passi dal mare sorge nel mezzo di una piccola&#xA;Piazza il palazzo Reale a 3 piani sporgenti â€¦â€¦â€¦&#xA;e terrazze e sorrette da colonne sovraposte lâ€™una&#xA;dallâ€™altra. Dinanzi al medesimo si eleva un â€˜altra torre&#xA;la quale compie gli uffici di orologgi publici e di semaforo.&#xA;Semaforo sâ€™intende un punto in cui rende avviso anticipato&#xA;di provenienze di bastimenti.&#xA;A destra e a sinistra Ã¨ circondato da case che man&#xA;mano che si allontanano dal palazzo del Sultano, si fanno&#xA;sempre piÃ¹ rozze, finchÃ© terminano di ampie Capanne&#xA;ricoperte di foglie di palme. Le strade strettissime&#xA;e piene dâ€™ogni mondizia e salano un puzzo talmente&#xA;nauseante da subito rendervi nausea la discesa a terra.&#xA;Nessun negozio Ã¨ alquanto Cristiano se nonchÃ© due o tre&#xA;piccole betole apartenenti ai Turchi sono i mezzi di passatem-&#xA;po di alcune ore. Alla sinistra del palazzo del Sultano&#xA;sono messe in comunicazione per mezzo di anditi altre case&#xA;piÃ¹ piccole di proprietÃ  del medesimo in cui trovarsi rinchiuse&#xA;una gran quantitÃ  di giovanette a disposizione del Sultano&#xA;e queste case sono chiamate Serraglio. Nessun puÃ² avere&#xA;comunicazione colle donne del Serraglio, ad eccezione della&#xA;servitÃ¹ ivi destinata; ritenuto che esso Ã¨ considerato come&#xA;un tempio di schiave, o un vero monastero di Monache.&#xA;Davanti a queste case per un lungo spazzio di terreno&#xA;Ã¨ costruito un giardino fiancheggiato dalla parte del mare&#xA;da un vapore materiale, e dalle cui parti laterali sorgono moltissime&#xA;fontane. Molte gabbie di ferro contenute da varie razze&#xA;Dâ€™animaliers ferroci fanno seguito al giardino, ed in vicinanza al&#xA;mare. Queste sono le uniche bellezze di Zanzibar, il resto&#xA;vastissime pianure e verdeggianti abitate dâ€™infinitÃ  di&#xA;bestie ferroci. Di ogni speccie di frutta Ã¨ abbondantissima fra&#xA;i quali Ã¨ da notarsi, gli Ananas, Dateri, Banane,&#xA;Cacchi, Aranci ecc ed altri infiniti squisiti son il loro&#xA;sapore.  Zanzibar Ã¨ atraversato in lontananza da un fiume&#xA;il nome non lo so; pieno di Cocodrilli e frequentato da Leoni, Tigri,&#xA;Pantere Leopardi, Scimie ecc&#xA;Il VenerdÃ¬ giorno riconoscente dai Turchi, piÃ¹ che la&#xA;Domenica dagli Europei, e si rapresenta dâ€™inanzi una giornata&#xA;di Carnavale. Al colpo di un cannone alle ore 4&#xA;Antemeridiane, Ã¨ il segnale dellâ€™alzata della loro Bandiera;&#xA;a quellâ€™ora in poi gran parte di gente nere, incomincia a&#xA;percorere i vicoli seguiti da rintocchi di tamburi e da pifferi,&#xA;finchÃ© cerca di riunirsi sulla piazza de Sultano.&#xA;Poi lâ€™esercito del Sultano schierato sul dâ€™avanti del palazzo&#xA;composti di circa un migliaio, senza lâ€™aggiunta del popolo che&#xA;attende con impazienza lâ€™arrivo del loro Sovrano.&#xA;Ã‰ inutile descrivere le loro armi da fuoco, perchÃ© da voi&#xA;medesimi potrete bene immaginarvi, notando perÃ² essere la&#xA;grande abilitÃ  e divertimenti il maneggio di bastoni e delle&#xA;frecce. Allo spuntar del Sultano Ã¨ subito&#xA;intonato da alcuni indigeni composti in una specie di&#xA;fanfara, Le marce che dai medesimi vengono suonate&#xA;sono molto lontane dalle nostre, ma che quantunque&#xA;diaboliche, si sente unâ€™agradevole piacere nelle varie specie&#xA;di strumenti che noi altri non conosciamo.&#xA;Quindi il Sultano seguito da alcuni Individui suoi Sudditi,&#xA;Prende a passare in visita la trupa ; compiuta in pochi&#xA;minuti la visita tra le acclamazioni e gli aplausi&#xA;Rientrando in casa, pago della sua funzione per la&#xA;sua riconoscenza della festa si fa entrare nel&#xA;Serraglio. Scopo della visita al cosÃ¬ detto monastero, Ã¨ di&#xA;togliervi dal medesimo una fra le quali piÃ¹ simpatiche;&#xA;la quale viene condotta dalle madamigelle nelle sale&#xA;del palazzo e resta a disposizione di lui finchÃ©&#xA;giunga il venerdÃ¬ seguente: viene ricondotta&#xA;la scambiata come una simile e cosÃ¬ di seguito.&#xA;Le donne esistenti nel Serraglio ammontano&#xA;per quando ho potuto sapere ad una Cinquantina.&#xA;Durante il giorno continuano le feste con accompagnamenti&#xA;di musica e pifferi nella piazza del Sultano e vanno consecutivamente&#xA;perdendosi allâ€™inoltrarsi della notte. Il clima&#xA;considerato la posizione Geografica e la stagione in cui&#xA;siamo, Ã¨ da notarsi una gran parte depresione di&#xA;temperatura nel percorso della notte, perÃ² il Caldo&#xA;sâ€™avvicina sensibilmente.&#xA;Continuando a descrivervi non voglio trala-&#xA;sciare di dirvi due parole intorno agli usi e&#xA;Costumi degli abitanti. I ricchi distinguon-&#xA;si dai poveri , perchÃ© questi ricoprono solo in parte&#xA;le loro Carni nere con lunghe Camice&#xA;e di tutti i colori. Mentre i ricchi alla grande&#xA;diferenza della finezza degli Abiti, aggiungono ;&#xA;non solo avere completamente la persona ricoperta,&#xA;ma anche calzano una qualitÃ  di stivallini&#xA;chiamati sandalie.&#xA;Nessuna bellezza distinguesi sia negli uomini che&#xA;nelle donne essi son tutti di colore nero, ed hanno i capeli&#xA;nerissimi e ricciuti. Non tutte ma in gran parte le donne&#xA;hanno il naso atraversato da un perno di metallo lucente&#xA;terminante ad una estremitÃ  di anello e dallâ€™altro in una&#xA;piccola palla. Quantunque mi sia affaticato a&#xA;domandarne spiegazzione non rimasi contento; ma&#xA;perÃ² non ho ancora finito la mia descrizione, per ora&#xA;mi arresto e vi spiegherÃ² meglio il rimanente al ritorno&#xA;Se iddio â€¦â€¦..&#xA;Ricevetti il giorno 8 di agosto notizie di voi inviatemi&#xA;il 27 giugno , ma giÃ  io aveva una mia lettera in&#xA;cammino dandovi notizie del mio viaggio.&#xA;Non credette miei cari genitori che la lontananza che&#xA;passa tra le mie notizie sia per mia trascuratezza,&#xA;ma Ã¨ soltanto perchÃ© la posta non parte che una volta&#xA;al mese, perchÃ© tutti i postali che partono da Zanzibar&#xA;spedisco le mie notizie benchÃ© si paghino 75 cent.mi&#xA;ogni lettera.&#xA;Ora per quanto posso dirvi che la salutte sia di me&#xA;del S. comandante non dico che sia perfettamente buona&#xA;ma câ€™Ã¨ la passiamo ancora discretamente. Il nostro ritorno&#xA;non sappiamo quando sarÃ , puÃ² essere fin da domani ma&#xA;non si sa. Tanti salutti alla famiglia dellâ€™amico CavarÃ©&#xA;a tutti i miei parenti ed Amici ed un bacio ed un&#xA;abbraccio a tutta la famiglia e passo a dichiararmi il&#xA;Vostro Amatissimo ed Obbed. mo Figlio GIO:BATTA&#xA;UN bacio al nonno&#xA;&#xA;Dallâ€™Archivio di Silvana Maccario di Camporosso (IM)&#xA;&#xA;P.S.&#xA;&#xA;Lâ€™estensore della lettera, di cui qui sopra viene riprodotta la prima facciata ed alla quale, a parte errori di comprensione, non sono state apportate modifiche, fu Sebastiano Raimondo, vulgo Gio.Batta (di Agostino e Celestina Piombo), nato a Camporosso (IM) â€¦ e morto a Genova il 25 luglio 1959. I suoi fratelli furono: Rosa (nata nel 1855), Teresa (nata nel 1857), Paolina (nata nel 1858), Giovanna (nata nel 1862), Costanza (nata nel 1871), Carlo (1867-1940). E a questo link si puÃ² leggere lâ€™esito di analoga operazione compiuta per una precedente lettera da Zanzibar di Sebastiano Raimondo.&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Da Zanzibar, un camporossino il 28 agosto 1888</p>

<p>ZANZIBAR, 28 agosto 1888</p>

<p>Amatissimi Genitori</p>

<p>GiÃ  stavo pensando che cosa ne sarÃ  della mia famiglia;
ma finalmente ricevetti notizzie che mi sollevarono il cuore.
Non sapete miei cari genitori la gioia e contentezza châ€™io nutro, quando
ricevo notizzie da voi, e del paese sebenchÃ© siano pocche ; pare che
si ripresentino dâ€™avanti quellâ€™anime châ€™io lasciai alla casa
paterna; e anche lontano lontano io sia da voi; il mio cuore e il
pensiero Ã¨ sempre da viccino, mi duole assai non poterci essere fra noi
un piÃ¹ continuo scambio di notizzie motivo di cui Ã¨ la lontananza che ci divide
e perciÃ² vâ€™invio una presente credo che possa in certo modo darvi una
prossima idea del paese di Zanzibar e suoi contorni.
Zanzibar stato ancora indipendente Ã¨ governato da un
PasciÃ¡ comunemente chiamato Sultano; Ã¨ compreso nella
Zona Torrida ed in numero di latitudine Sud entrando in
porto di notte e specialmente esse quando sono direste
in un piccolo Parigi tanto che echeggia la luce in vari punti
del paese, e sopratutto nel palazzo del Sultano; ma questa
beltÃ  vi rende ben tosto illusi allo spuntar dellâ€™ Aurora
in cui lâ€™occhio in lungo dâ€™aspetarvi quello che figuravi, gli si
prÃ©senta dinâ€™anzi le tracce di un paese selvaggio ove la civiltÃ  sta
ancora sepolta.
A pochi passi dal mare sorge nel mezzo di una piccola
Piazza il palazzo Reale a 3 piani sporgenti â€¦â€¦â€¦
e terrazze e sorrette da colonne sovraposte lâ€™una
dallâ€™altra. Dinanzi al medesimo si eleva un â€˜altra torre
la quale compie gli uffici di orologgi publici e di semaforo.
Semaforo sâ€™intende un punto in cui rende avviso anticipato
di provenienze di bastimenti.
A destra e a sinistra Ã¨ circondato da case che man
mano che si allontanano dal palazzo del Sultano, si fanno
sempre piÃ¹ rozze, finchÃ© terminano di ampie Capanne
ricoperte di foglie di palme. Le strade strettissime
e piene dâ€™ogni mondizia e salano un puzzo talmente
nauseante da subito rendervi nausea la discesa a terra.
Nessun negozio Ã¨ alquanto Cristiano se nonchÃ© due o tre
piccole betole apartenenti ai Turchi sono i mezzi di passatem-
po di alcune ore. Alla sinistra del palazzo del Sultano
sono messe in comunicazione per mezzo di anditi altre case
piÃ¹ piccole di proprietÃ  del medesimo in cui trovarsi rinchiuse
una gran quantitÃ  di giovanette a disposizione del Sultano
e queste case sono chiamate Serraglio. Nessun puÃ² avere
comunicazione colle donne del Serraglio, ad eccezione della
servitÃ¹ ivi destinata; ritenuto che esso Ã¨ considerato come
un tempio di schiave, o un vero monastero di Monache.
Davanti a queste case per un lungo spazzio di terreno
Ã¨ costruito un giardino fiancheggiato dalla parte del mare
da un vapore materiale, e dalle cui parti laterali sorgono moltissime
fontane. Molte gabbie di ferro contenute da varie razze
Dâ€™animaliers ferroci fanno seguito al giardino, ed in vicinanza al
mare. Queste sono le uniche bellezze di Zanzibar, il resto
vastissime pianure e verdeggianti abitate dâ€™infinitÃ  di
bestie ferroci. Di ogni speccie di frutta Ã¨ abbondantissima fra
i quali Ã¨ da notarsi, gli Ananas, Dateri, Banane,
Cacchi, Aranci ecc ed altri infiniti squisiti son il loro
sapore.  Zanzibar Ã¨ atraversato in lontananza da un fiume
il nome non lo so; pieno di Cocodrilli e frequentato da Leoni, Tigri,
Pantere Leopardi, Scimie ecc
Il VenerdÃ¬ giorno riconoscente dai Turchi, piÃ¹ che la
Domenica dagli Europei, e si rapresenta dâ€™inanzi una giornata
di Carnavale. Al colpo di un cannone alle ore 4
Antemeridiane, Ã¨ il segnale dellâ€™alzata della loro Bandiera;
a quellâ€™ora in poi gran parte di gente nere, incomincia a
percorere i vicoli seguiti da rintocchi di tamburi e da pifferi,
finchÃ© cerca di riunirsi sulla piazza de Sultano.
Poi lâ€™esercito del Sultano schierato sul dâ€™avanti del palazzo
composti di circa un migliaio, senza lâ€™aggiunta del popolo che
attende con impazienza lâ€™arrivo del loro Sovrano.
Ã‰ inutile descrivere le loro armi da fuoco, perchÃ© da voi
medesimi potrete bene immaginarvi, notando perÃ² essere la
grande abilitÃ  e divertimenti il maneggio di bastoni e delle
frecce. Allo spuntar del Sultano Ã¨ subito
intonato da alcuni indigeni composti in una specie di
fanfara, Le marce che dai medesimi vengono suonate
sono molto lontane dalle nostre, ma che quantunque
diaboliche, si sente unâ€™agradevole piacere nelle varie specie
di strumenti che noi altri non conosciamo.
Quindi il Sultano seguito da alcuni Individui suoi Sudditi,
Prende a passare in visita la trupa ; compiuta in pochi
minuti la visita tra le acclamazioni e gli aplausi
Rientrando in casa, pago della sua funzione per la
sua riconoscenza della festa si fa entrare nel
Serraglio. Scopo della visita al cosÃ¬ detto monastero, Ã¨ di
togliervi dal medesimo una fra le quali piÃ¹ simpatiche;
la quale viene condotta dalle madamigelle nelle sale
del palazzo e resta a disposizione di lui finchÃ©
giunga il venerdÃ¬ seguente: viene ricondotta
la scambiata come una simile e cosÃ¬ di seguito.
Le donne esistenti nel Serraglio ammontano
per quando ho potuto sapere ad una Cinquantina.
Durante il giorno continuano le feste con accompagnamenti
di musica e pifferi nella piazza del Sultano e vanno consecutivamente
perdendosi allâ€™inoltrarsi della notte. Il clima
considerato la posizione Geografica e la stagione in cui
siamo, Ã¨ da notarsi una gran parte depresione di
temperatura nel percorso della notte, perÃ² il Caldo
sâ€™avvicina sensibilmente.
Continuando a descrivervi non voglio trala-
sciare di dirvi due parole intorno agli usi e
Costumi degli abitanti. I ricchi distinguon-
si dai poveri , perchÃ© questi ricoprono solo in parte
le loro Carni nere con lunghe Camice
e di tutti i colori. Mentre i ricchi alla grande
diferenza della finezza degli Abiti, aggiungono ;
non solo avere completamente la persona ricoperta,
ma anche calzano una qualitÃ  di stivallini
chiamati sandalie.
Nessuna bellezza distinguesi sia negli uomini che
nelle donne essi son tutti di colore nero, ed hanno i capeli
nerissimi e ricciuti. Non tutte ma in gran parte le donne
hanno il naso atraversato da un perno di metallo lucente
terminante ad una estremitÃ  di anello e dallâ€™altro in una
piccola palla. Quantunque mi sia affaticato a
domandarne spiegazzione non rimasi contento; ma
perÃ² non ho ancora finito la mia descrizione, per ora
mi arresto e vi spiegherÃ² meglio il rimanente al ritorno
Se iddio â€¦â€¦..
Ricevetti il giorno 8 di agosto notizie di voi inviatemi
il 27 giugno , ma giÃ  io aveva una mia lettera in
cammino dandovi notizie del mio viaggio.
Non credette miei cari genitori che la lontananza che
passa tra le mie notizie sia per mia trascuratezza,
ma Ã¨ soltanto perchÃ© la posta non parte che una volta
al mese, perchÃ© tutti i postali che partono da Zanzibar
spedisco le mie notizie benchÃ© si paghino 75 cent.mi
ogni lettera.
Ora per quanto posso dirvi che la salutte sia di me
del S. comandante non dico che sia perfettamente buona
ma câ€™Ã¨ la passiamo ancora discretamente. Il nostro ritorno
non sappiamo quando sarÃ , puÃ² essere fin da domani ma
non si sa. Tanti salutti alla famiglia dellâ€™amico CavarÃ©
a tutti i miei parenti ed Amici ed un bacio ed un
abbraccio a tutta la famiglia e passo a dichiararmi il
Vostro Amatissimo ed Obbed. mo Figlio GIO:BATTA
UN bacio al nonno</p>

<p>Dallâ€™Archivio di Silvana Maccario di Camporosso (IM)</p>

<p>P.S.</p>

<p>Lâ€™estensore della lettera, di cui qui sopra viene riprodotta la prima facciata ed alla quale, a parte errori di comprensione, non sono state apportate modifiche, fu Sebastiano Raimondo, vulgo Gio.Batta (di Agostino e Celestina Piombo), nato a Camporosso (IM) â€¦ e morto a Genova il 25 luglio 1959. I suoi fratelli furono: Rosa (nata nel 1855), Teresa (nata nel 1857), Paolina (nata nel 1858), Giovanna (nata nel 1862), Costanza (nata nel 1871), Carlo (1867-1940). E a questo link si puÃ² leggere lâ€™esito di analoga operazione compiuta per una precedente lettera da Zanzibar di Sebastiano Raimondo.</p>
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      <pubDate>Thu, 31 Oct 2019 07:47:57 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Lâ€™Imelde del casello al km 12 della linea ferroviaria Savona Altare</title>
      <link>https://wordsmith.social/storia-minuta/limelde-del-casello-al-km-12-della-linea-ferroviaria-savona-altare-h5v2</link>
      <description>&lt;![CDATA[Lâ€™Imelde del casello al km 12 della linea ferroviaria Savona Altare&#xA;&#xA;Lâ€™Imelde abitava al casello al km 12 della linea Savona Altare. Vi abitava con suo fratello. Erano figli di un operaio venuto a costruire quella linea e poi assunto dalle FS negli anni 30.&#xA;&#xA;Erano di Marzabotto. Mi diceva che i suoi parenti erano stati trucidati dai nazisti e che erano rimasti lÃ¬ perchÃ© non avevano piÃ¹ parenti laggiÃ¹.&#xA;&#xA;Era una donna silenziosa, timorosa; risaliva sulla sede ferroviaria i quasi due km che separavano i nostri due caselli e veniva a fare la spesa a Cadibona.&#xA;&#xA;La prima volta che la vidi mi colpÃ¬ quel suo fare dignitoso, quasi schivo: mi passÃ² accanto ed io la salutai, lei si fermÃ² e mi chiese se ero nuovo di lÃ¬; allora le raccontai a mio modo chi ero e da dove venivo. Le chiesi se viveva sola. Lei, stringendo la sua borsa della spesa, mi disse che viveva lÃ¬ al casello con suo fratello. Mi sorrise lâ€™Imelde e volle che lâ€™andassi a trovareâ€¦ cosa che feci nei giorni a venire.&#xA;Non avevano acqua corrente nÃ© luce elettrica in casa; illuminava le stanze con il gas del carburo â€“ allora se ne trovava in grande quantitÃ  -; fuori nel cortile avevano una pompa manuale per lâ€™acqua con sottostante interrato serbatoio, con la quale riempivano i secchi. La casa era una grande cucina con un grande caminetto: si vedeva che la loro vita si svolgeva tutta lÃ¬ in quella grande cucina.&#xA;&#xA;Mi venne in mente che quello era sicuramente un retaggio di una cultura del mondo della mezzâ€™aria e bracciantato, grandi cucine condivise e piccole stanze anguste per dormire.&#xA;&#xA;Suo fratello mi guardÃ² con attenzione â€“ avevo 21 anni â€“ volle sapere da dove venivo ed io fui prolifico di racconti ed aneddoti sulla mia terraâ€¦ lui la domenica scendeva alla SocietÃ  di Mutuo Soccorso a Montemoro. Credo che la loro vita si svolgesse tutta lÃ¬. E questo mi mise tristezza.&#xA;&#xA;Seppi poi dopo della loro storia da un ferroviere, anche lui emiliano: erano persone buone e la barbara uccisione dei loro parenti li confinÃ² per sempre al km 12 della linea Savona Altareâ€¦&#xA;&#xA;Lâ€™Imelde morÃ¬ prima del suo amato fratello e mi dispiacque non so se qualcuno si fosse ricordato di lei credo che in pochi le fecero visitaâ€¦ Imelde e suo fratello erano figli di un altro tempo ancora di un tempo che non lasciava molto spazio ai sentimenti. I loro volti erano quelli rassegnati di uomini e donne nati poveri nei primi anni del Novecentoâ€¦&#xA;&#xA;di Roberto Trutalli, Sindaco  di Pigna (IM)]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Lâ€™Imelde del casello al km 12 della linea ferroviaria Savona Altare</p>

<p>Lâ€™Imelde abitava al casello al km 12 della linea Savona Altare. Vi abitava con suo fratello. Erano figli di un operaio venuto a costruire quella linea e poi assunto dalle FS negli anni 30.</p>

<p>Erano di Marzabotto. Mi diceva che i suoi parenti erano stati trucidati dai nazisti e che erano rimasti lÃ¬ perchÃ© non avevano piÃ¹ parenti laggiÃ¹.</p>

<p>Era una donna silenziosa, timorosa; risaliva sulla sede ferroviaria i quasi due km che separavano i nostri due caselli e veniva a fare la spesa a Cadibona.</p>

<p>La prima volta che la vidi mi colpÃ¬ quel suo fare dignitoso, quasi schivo: mi passÃ² accanto ed io la salutai, lei si fermÃ² e mi chiese se ero nuovo di lÃ¬; allora le raccontai a mio modo chi ero e da dove venivo. Le chiesi se viveva sola. Lei, stringendo la sua borsa della spesa, mi disse che viveva lÃ¬ al casello con suo fratello. Mi sorrise lâ€™Imelde e volle che lâ€™andassi a trovareâ€¦ cosa che feci nei giorni a venire.
Non avevano acqua corrente nÃ© luce elettrica in casa; illuminava le stanze con il gas del carburo â€“ allora se ne trovava in grande quantitÃ  –; fuori nel cortile avevano una pompa manuale per lâ€™acqua con sottostante interrato serbatoio, con la quale riempivano i secchi. La casa era una grande cucina con un grande caminetto: si vedeva che la loro vita si svolgeva tutta lÃ¬ in quella grande cucina.</p>

<p>Mi venne in mente che quello era sicuramente un retaggio di una cultura del mondo della mezzâ€™aria e bracciantato, grandi cucine condivise e piccole stanze anguste per dormire.</p>

<p>Suo fratello mi guardÃ² con attenzione â€“ avevo 21 anni â€“ volle sapere da dove venivo ed io fui prolifico di racconti ed aneddoti sulla mia terraâ€¦ lui la domenica scendeva alla SocietÃ  di Mutuo Soccorso a Montemoro. Credo che la loro vita si svolgesse tutta lÃ¬. E questo mi mise tristezza.</p>

<p>Seppi poi dopo della loro storia da un ferroviere, anche lui emiliano: erano persone buone e la barbara uccisione dei loro parenti li confinÃ² per sempre al km 12 della linea Savona Altareâ€¦</p>

<p>Lâ€™Imelde morÃ¬ prima del suo amato fratello e mi dispiacque non so se qualcuno si fosse ricordato di lei credo che in pochi le fecero visitaâ€¦ Imelde e suo fratello erano figli di un altro tempo ancora di un tempo che non lasciava molto spazio ai sentimenti. I loro volti erano quelli rassegnati di uomini e donne nati poveri nei primi anni del Novecentoâ€¦</p>

<p>di Roberto Trutalli, Sindaco  di Pigna (IM)</p>
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      <guid>https://wordsmith.social/storia-minuta/limelde-del-casello-al-km-12-della-linea-ferroviaria-savona-altare-h5v2</guid>
      <pubDate>Fri, 11 Oct 2019 07:26:38 +0000</pubDate>
    </item>
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      <title>Giuseppe Balbo e la â€œI^ Mostra dei Pittori Americani in Europaâ€ di...</title>
      <link>https://wordsmith.social/storia-minuta/giuseppe-balbo-e-la-i-mostra-dei-pittori-americani-in-europa-di-bordighera</link>
      <description>&lt;![CDATA[Giuseppe Balbo e la â€œI^ Mostra dei Pittori Americani in Europaâ€ di Bordighera (IM)&#xA;&#xA;Nel 1952 Giuseppe Balbo Ã¨ il regista di una sorprendente iniziativa artistica che pone Bordighera (IM) al centro dellâ€™attenzione internazionale, al pari di altre piÃ¹ importanti cittÃ  italiane tradizionalmente note come centri promotori di cultura. La â€œI^ Mostra dei Pittori Americani in Europaâ€ sâ€™inserisce in un clima di intensi rapporti del nostro paese con gli Stati Uniti.&#xA;&#xA;Scrive Walter Shaw nellâ€™opuscolo di presentazione: â€œNel prendere sotto i propri auspici questa prima esposizione dei pittori americani in Europa, la cittÃ  di Bordighera raggiunge il piÃ¹ alto ideale di buona volontÃ  e di fratellanza. Tale Ã¨ il senso di questo reciproco gesto verso il popolo americano quale lo fu il Piano Marshall nei riguardi del popolo italiano. Tutti i pittori americani che lavorano in Europa sono stati invitati a presentare le loro opere davanti ad una giuria composta da pittori-artisti francesi, americani e italiani. Questa esposizione quindi puÃ² ben definirsi internazionale in scopi e sentimento. Eâ€™ un panorama che dimostra gli effetti che le diverse concezioni culturali europee passate e presenti hanno avuto nellâ€™animo degli artisti americaniâ€œ.&#xA;&#xA;Balbo e con lui gli operatori culturali e gli enti pubblici che promuovono la manifestazione, investono sul binomio cultura-turismo che aveva qualificato la storia di Bordighera giÃ  nel tardo Ottocento. Credono che sia ancora attuale per far ripartire unâ€™economia svilita dal recente conflitto mondiale e che possa fondare le future sorti della cittÃ .&#xA;&#xA;Eâ€™ difficile trovare uno stile, un carattere che possa classificare la Mostra e potremmo meglio definirla un riflesso delle piÃ¹ disparate esperienze artistiche e dâ€™avanguardia; riassunto che dâ€™altronde Ã¨ il risultato piÃ¹ logico delle fonti ispirative cui fa capo questa pittura. Fonti che vanno dalle tendenze impressionistiche e postCezanne a quelle fauviste e picassiane, da un astrattismo piuttosto formale ad un realismo con carattere intimista e talvolta anche primitivamente ingenuo e personalistico. Non siamo dinanzi ad arte americana nÃ¨ di tradizione americana Ã¨ il caso di parlare â€¦ Ognuno di questi pittori si Ã¨ rivolto al maestro, per non dire allâ€™esemplareâ€¦â€œ G.C. Ghiglione 5 giugno 1952 Il Secolo XIX.&#xA;&#xA;Nonostante la tiepida reazione dei critici va considerata una importante caratteristica di questa esposizione: lâ€™istituzione di premi dâ€™acquisto da assegnare mediante una giuria. Il Comune di Bordighera ha quindi la possibilitÃ  di  acquistare le migliori opere esposte iniziando cosÃ¬ la costituzione di una Galleria dâ€™Arte Contemporanea, primo passo per un Centro internazionale dâ€™arte e di cultura.&#xA;&#xA;p.g.c. dal sito Giuseppe Balbo (www.giuseppebalbo.it)]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Giuseppe Balbo e la â€œI^ Mostra dei Pittori Americani in Europaâ€ di Bordighera (IM)</p>

<p>Nel 1952 Giuseppe Balbo Ã¨ il regista di una sorprendente iniziativa artistica che pone Bordighera (IM) al centro dellâ€™attenzione internazionale, al pari di altre piÃ¹ importanti cittÃ  italiane tradizionalmente note come centri promotori di cultura. La â€œI^ Mostra dei Pittori Americani in Europaâ€ sâ€™inserisce in un clima di intensi rapporti del nostro paese con gli Stati Uniti.</p>

<p>Scrive Walter Shaw nellâ€™opuscolo di presentazione: â€œNel prendere sotto i propri auspici questa prima esposizione dei pittori americani in Europa, la cittÃ  di Bordighera raggiunge il piÃ¹ alto ideale di buona volontÃ  e di fratellanza. Tale Ã¨ il senso di questo reciproco gesto verso il popolo americano quale lo fu il Piano Marshall nei riguardi del popolo italiano. Tutti i pittori americani che lavorano in Europa sono stati invitati a presentare le loro opere davanti ad una giuria composta da pittori-artisti francesi, americani e italiani. Questa esposizione quindi puÃ² ben definirsi internazionale in scopi e sentimento. Eâ€™ un panorama che dimostra gli effetti che le diverse concezioni culturali europee passate e presenti hanno avuto nellâ€™animo degli artisti americaniâ€œ.</p>

<p>Balbo e con lui gli operatori culturali e gli enti pubblici che promuovono la manifestazione, investono sul binomio cultura-turismo che aveva qualificato la storia di Bordighera giÃ  nel tardo Ottocento. Credono che sia ancora attuale per far ripartire unâ€™economia svilita dal recente conflitto mondiale e che possa fondare le future sorti della cittÃ .</p>

<p>Eâ€™ difficile trovare uno stile, un carattere che possa classificare la Mostra e potremmo meglio definirla un riflesso delle piÃ¹ disparate esperienze artistiche e dâ€™avanguardia; riassunto che dâ€™altronde Ã¨ il risultato piÃ¹ logico delle fonti ispirative cui fa capo questa pittura. Fonti che vanno dalle tendenze impressionistiche e postCezanne a quelle fauviste e picassiane, da un astrattismo piuttosto formale ad un realismo con carattere intimista e talvolta anche primitivamente ingenuo e personalistico. Non siamo dinanzi ad arte americana nÃ¨ di tradizione americana Ã¨ il caso di parlare â€¦ Ognuno di questi pittori si Ã¨ rivolto al maestro, per non dire allâ€™esemplareâ€¦â€œ G.C. Ghiglione 5 giugno 1952 Il Secolo XIX.</p>

<p>Nonostante la tiepida reazione dei critici va considerata una importante caratteristica di questa esposizione: lâ€™istituzione di premi dâ€™acquisto da assegnare mediante una giuria. Il Comune di Bordighera ha quindi la possibilitÃ  di  acquistare le migliori opere esposte iniziando cosÃ¬ la costituzione di una Galleria dâ€™Arte Contemporanea, primo passo per un Centro internazionale dâ€™arte e di cultura.</p>

<p>p.g.c. dal sito Giuseppe Balbo (www.giuseppebalbo.it)</p>
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      <guid>https://wordsmith.social/storia-minuta/giuseppe-balbo-e-la-i-mostra-dei-pittori-americani-in-europa-di-bordighera</guid>
      <pubDate>Sun, 06 Oct 2019 07:49:07 +0000</pubDate>
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    <item>
      <title>La malaria nel Ponente Ligure del Settecento</title>
      <link>https://wordsmith.social/storia-minuta/la-malaria-nel-ponente-ligure-del-settecento</link>
      <description>&lt;![CDATA[La malaria nel Ponente Ligure del Settecento&#xA;&#xA;Lâ€™impaludamento dei porti canale sul Nervia e sul Roia, il proliferare di canneti selvatici, come nellâ€™area di Bordighera (IM), ma anche alle foci di Nervia e Roia â€“ specie nel sito dei â€œPascheiâ€, area dellâ€™attuale casa comunale di Ventimiglia (IM) -, lâ€™ignoranza delle tecniche romane sulle arginature di acque fluviali avevano determinato, giÃ  a partire dallâ€™Alto Medio Evo, la riproduzione della zanzara anofele nellâ€™estremo ponente dellâ€™attuale provincia di Imperia.&#xA;&#xA;Sia la malaria maligna (terzana continua) che la benigna (duplicis o triplicis) vennero citate fra le cause di morte, anche se a volte si alluse solo ad â€œinspiegabili febbriâ€: le comunitÃ  non furono tuttavia molto spaventate da questo pericolo, anche se le norme pubbliche ribadivano lâ€™utilitÃ  di canalizzare le acque e prosciugare i luoghi paludosi.&#xA;&#xA;In merito a ciÃ² puÃ² esser utile citare una Lettera di Ser Teofrasto Mastigoforo a Filippo Buttari da Osimo scritta nellâ€™anno 1744, in cui si legge a giudizio dellâ€™areale intemelio (quello qui preso in esame): â€œlâ€™aria Ã¨ pestilenziale, e non puÃ² esser di piÃ¹. Se Ã¨ non mi crede, vada a guardar solo in viso i grami abitatori, e si chiarirÃ  nel suo dubbio che lo fa manifesto il lor colore che pare cera gialla di candeleâ€ quindi â€œÃ¨ giuocoforza di soggiornare in Villa per isfuggire lâ€™aria nocivissima e pestilenziale di Ventimigliaâ€.&#xA;&#xA;Tale considerazione induce a valutare una lettera, scoperta e studiata da Antonio Martino di Savona, del notaio originario di Sassello (SV) Gio.Batta Gavotti, operante nel 1750 la sua attivitÃ  a Ventimiglia (ufficio nel quartiere dellâ€™Oliveto), quindi a Bussana e a Taggia (ufficio nel quartiere Pantano); lâ€™8 novembre 1750 morÃ¬ sua moglie ed egli annotÃ²: â€œÃ¨ passata da questa allâ€™altra vita la detta mia consorte con aver prima sofferta una malattia cronica dalla metÃ  circa dâ€™agosto fino al giorno della sua morte ed il di lei cadavere si Ã¨ sepellito nella chiesa de RR.PP. della Annunziata fuori di Ventimiglia. Fin dalli primi giorni di sua malattia che si trovÃ² con grave pericolo fece atti dal Not. Simone Maria Muraglia nel luogo di Bordighera, dove si trovammo a caso di cambiare aria, nel quale fece legato a mio favore delle lire 300â€.&#xA;&#xA;Interpretando lâ€™espressione â€œcambiare ariaâ€, il Martino pensÃ² proprio ad una forma di malaria (altresÃ¬ connessa al fatto che pure tutti i figli del notaio, che videro la luce in Ventimiglia, morirono in etÃ  infantile).]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>La malaria nel Ponente Ligure del Settecento</p>

<p>Lâ€™impaludamento dei porti canale sul Nervia e sul Roia, il proliferare di canneti selvatici, come nellâ€™area di Bordighera (IM), ma anche alle foci di Nervia e Roia â€“ specie nel sito dei â€œPascheiâ€, area dellâ€™attuale casa comunale di Ventimiglia (IM) –, lâ€™ignoranza delle tecniche romane sulle arginature di acque fluviali avevano determinato, giÃ  a partire dallâ€™Alto Medio Evo, la riproduzione della zanzara anofele nellâ€™estremo ponente dellâ€™attuale provincia di Imperia.</p>

<p>Sia la malaria maligna (terzana continua) che la benigna (duplicis o triplicis) vennero citate fra le cause di morte, anche se a volte si alluse solo ad â€œinspiegabili febbriâ€: le comunitÃ  non furono tuttavia molto spaventate da questo pericolo, anche se le norme pubbliche ribadivano lâ€™utilitÃ  di canalizzare le acque e prosciugare i luoghi paludosi.</p>

<p>In merito a ciÃ² puÃ² esser utile citare una Lettera di Ser Teofrasto Mastigoforo a Filippo Buttari da Osimo scritta nellâ€™anno 1744, in cui si legge a giudizio dellâ€™areale intemelio (quello qui preso in esame): â€œlâ€™aria Ã¨ pestilenziale, e non puÃ² esser di piÃ¹. Se Ã¨ non mi crede, vada a guardar solo in viso i grami abitatori, e si chiarirÃ  nel suo dubbio che lo fa manifesto il lor colore che pare cera gialla di candeleâ€ quindi â€œÃ¨ giuocoforza di soggiornare in Villa per isfuggire lâ€™aria nocivissima e pestilenziale di Ventimigliaâ€.</p>

<p>Tale considerazione induce a valutare una lettera, scoperta e studiata da Antonio Martino di Savona, del notaio originario di Sassello (SV) Gio.Batta Gavotti, operante nel 1750 la sua attivitÃ  a Ventimiglia (ufficio nel quartiere dellâ€™Oliveto), quindi a Bussana e a Taggia (ufficio nel quartiere Pantano); lâ€™8 novembre 1750 morÃ¬ sua moglie ed egli annotÃ²: â€œÃ¨ passata da questa allâ€™altra vita la detta mia consorte con aver prima sofferta una malattia cronica dalla metÃ  circa dâ€™agosto fino al giorno della sua morte ed il di lei cadavere si Ã¨ sepellito nella chiesa de RR.PP. della Annunziata fuori di Ventimiglia. Fin dalli primi giorni di sua malattia che si trovÃ² con grave pericolo fece atti dal Not. Simone Maria Muraglia nel luogo di Bordighera, dove si trovammo a caso di cambiare aria, nel quale fece legato a mio favore delle lire 300â€.</p>

<p>Interpretando lâ€™espressione â€œcambiare ariaâ€, il Martino pensÃ² proprio ad una forma di malaria (altresÃ¬ connessa al fatto che pure tutti i figli del notaio, che videro la luce in Ventimiglia, morirono in etÃ  infantile).</p>
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      <guid>https://wordsmith.social/storia-minuta/la-malaria-nel-ponente-ligure-del-settecento</guid>
      <pubDate>Thu, 03 Oct 2019 07:26:30 +0000</pubDate>
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    <item>
      <title>Il ferimento del comandante partigiano â€œLeoâ€</title>
      <link>https://wordsmith.social/storia-minuta/il-ferimento-del-comandante-partigiano-leo</link>
      <description>&lt;![CDATA[Il ferimento del comandante partigiano â€œLeoâ€&#xA;&#xA;Nellâ€™agosto del 1944 gli alleati sbarcarono a St. Raphael vicino a Marsiglia.&#xA;A sbarco consolidato, lâ€™avanzata alleata si divise su due direttrici, la prima verso Marsiglia, composta principalmente dallâ€™ArmÃ©e dâ€™Afrique francese; la seconda verso la Costa Azzurra e il confine italiano.&#xA;Sulla riva destra del Var, prima di entrare in Nizza, lâ€™avanzata si arrestÃ² non per opposizione delle forze tedesche ma per scelta del comando alleato. La resistenza francese della Costa Azzurra insorse spontaneamente, quasi costringendo gli alleati a liberare Nizza e a proseguire fino a Mentone, che venne liberata ai primi di settembre 1944 riportando i confini allâ€™anteguerra.&#xA;&#xA;A GattiÃ¨res, sopra Nizza, fu installata una scuola per lâ€™addestramento di sabotatori, alla quale parteciparono diversi partigiani italiani; a Mentone vennero installate delle piccionaie di colombi viaggiatori che venivano impiegati nelle operazioni di spionaggio oltre le linee.&#xA;Le â€œagenzieâ€ di intelligence alleate (francesi, inglesi e americane) iniziarono a lavorare piÃ¹ in concorrenza fra loro che in collaborazione.&#xA;Il nostro CLN assisteva con timore a queste azioni in â€œconcorrenzaâ€, perchÃ© mettevano in pericolo tutta lâ€™organizzazione.&#xA;â€¦&#xA;Il maresciallo Reiter fece accompagnare da due agenti in borghese la staffetta Irene (in questa versione dei fatti la persona, costretta dai nazisti a fare da esca per attirare in trappola i due partigiani) verso la casa di Vallecrosia, dove â€œLeoâ€ e â€œRosinaâ€, ignari, aspettavano il ritorno di chi li aveva traditi.&#xA;â€¦&#xA;â€œLeoâ€ restÃ² gravemente ferito. Ma anche i due agenti nemici versarono in fin di vita.&#xA;â€œLeoâ€ e â€œRosinaâ€ fuggirono per vie diverse eludendo anche il successivo rastrellamento tedesco. â€œLeoâ€ trovÃ² rifugio nella clinica Moro sulla via Romana, dove venne medicato ma non ricoverato.&#xA;Il partigiano Lotti, probabilmente avvisato da â€œRosinaâ€, o non so come, avvisÃ² il nostro CLN di Bordighera che â€œun agente americanoâ€ era stato ferito e si trovava alla clinica Moro.&#xA;Insieme a Renzo Biancheri â€œU Longuâ€, prelevammo â€œLeoâ€ dalla Clinica Moro [n.d.r.: che era stata trasferita dal 2 gennaio 1944 a Villa Poggio Ponente di Vallecrosia] e lo portammo allâ€™ospedale di Bordighera. Riuscimmo a ricoverarlo con un tragico stratagemma.&#xA;&#xA;Per i ricoveri con ferita i medici dovevano dichiarare se la ferita era stata causata da scheggia di bomba o da colpo dâ€™arma da fuoco. Allâ€™ospedale â€œLeoâ€ venne curato da due medici che conoscevo bene, il dr. Giribaldi e il dr. Gabetti, e assistito dalla caposala, infermiera Eva Pasini.&#xA;Il dr. Gabetti mi disse che difficilmente â€œLeoâ€ sarebbe sopravvissuto e che quindi conveniva ricoverarlo come â€œferito da colpo dâ€™arma da fuocoâ€ e non rischiare la vita quando la polizia fascista avesse preso conoscenza del referto. CosÃ¬ fu fatto: â€œLeoâ€ fu ricoverato e gli vennero prestate le prime cure.&#xA;â€¦.&#xA;&#xA;Renzo â€œStiencaâ€ Rossi in GRUPPO SBARCHI VALLECROSIA  ed. Istituto Storico della Resistenza e dellâ€™EtÃ  Contemporanea di Imperia â€“ Comune di Vallecrosia (IM) â€“ Provincia di Imperia â€“ Associazione Culturale â€œIl Ponteâ€ di Vallecrosia (IM)  di Giuseppe Mac Fiorucci]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Il ferimento del comandante partigiano â€œLeoâ€</p>

<p>Nellâ€™agosto del 1944 gli alleati sbarcarono a St. Raphael vicino a Marsiglia.
A sbarco consolidato, lâ€™avanzata alleata si divise su due direttrici, la prima verso Marsiglia, composta principalmente dallâ€™ArmÃ©e dâ€™Afrique francese; la seconda verso la Costa Azzurra e il confine italiano.
Sulla riva destra del Var, prima di entrare in Nizza, lâ€™avanzata si arrestÃ² non per opposizione delle forze tedesche ma per scelta del comando alleato. La resistenza francese della Costa Azzurra insorse spontaneamente, quasi costringendo gli alleati a liberare Nizza e a proseguire fino a Mentone, che venne liberata ai primi di settembre 1944 riportando i confini allâ€™anteguerra.</p>

<p>A GattiÃ¨res, sopra Nizza, fu installata una scuola per lâ€™addestramento di sabotatori, alla quale parteciparono diversi partigiani italiani; a Mentone vennero installate delle piccionaie di colombi viaggiatori che venivano impiegati nelle operazioni di spionaggio oltre le linee.
Le â€œagenzieâ€ di intelligence alleate (francesi, inglesi e americane) iniziarono a lavorare piÃ¹ in concorrenza fra loro che in collaborazione.
Il nostro CLN assisteva con timore a queste azioni in â€œconcorrenzaâ€, perchÃ© mettevano in pericolo tutta lâ€™organizzazione.
â€¦
Il maresciallo Reiter fece accompagnare da due agenti in borghese la staffetta Irene (in questa versione dei fatti la persona, costretta dai nazisti a fare da esca per attirare in trappola i due partigiani) verso la casa di Vallecrosia, dove â€œLeoâ€ e â€œRosinaâ€, ignari, aspettavano il ritorno di chi li aveva traditi.
â€¦
â€œLeoâ€ restÃ² gravemente ferito. Ma anche i due agenti nemici versarono in fin di vita.
â€œLeoâ€ e â€œRosinaâ€ fuggirono per vie diverse eludendo anche il successivo rastrellamento tedesco. â€œLeoâ€ trovÃ² rifugio nella clinica Moro sulla via Romana, dove venne medicato ma non ricoverato.
Il partigiano Lotti, probabilmente avvisato da â€œRosinaâ€, o non so come, avvisÃ² il nostro CLN di Bordighera che â€œun agente americanoâ€ era stato ferito e si trovava alla clinica Moro.
Insieme a Renzo Biancheri â€œU Longuâ€, prelevammo â€œLeoâ€ dalla Clinica Moro [n.d.r.: che era stata trasferita dal 2 gennaio 1944 a Villa Poggio Ponente di Vallecrosia] e lo portammo allâ€™ospedale di Bordighera. Riuscimmo a ricoverarlo con un tragico stratagemma.</p>

<p>Per i ricoveri con ferita i medici dovevano dichiarare se la ferita era stata causata da scheggia di bomba o da colpo dâ€™arma da fuoco. Allâ€™ospedale â€œLeoâ€ venne curato da due medici che conoscevo bene, il dr. Giribaldi e il dr. Gabetti, e assistito dalla caposala, infermiera Eva Pasini.
Il dr. Gabetti mi disse che difficilmente â€œLeoâ€ sarebbe sopravvissuto e che quindi conveniva ricoverarlo come â€œferito da colpo dâ€™arma da fuocoâ€ e non rischiare la vita quando la polizia fascista avesse preso conoscenza del referto. CosÃ¬ fu fatto: â€œLeoâ€ fu ricoverato e gli vennero prestate le prime cure.
â€¦.</p>

<p>Renzo â€œStiencaâ€ Rossi in GRUPPO SBARCHI VALLECROSIA &lt; ed. Istituto Storico della Resistenza e dellâ€™EtÃ  Contemporanea di Imperia â€“ Comune di Vallecrosia (IM) â€“ Provincia di Imperia â€“ Associazione Culturale â€œIl Ponteâ€ di Vallecrosia (IM) &gt; di Giuseppe Mac Fiorucci</p>
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      <guid>https://wordsmith.social/storia-minuta/il-ferimento-del-comandante-partigiano-leo</guid>
      <pubDate>Fri, 27 Sep 2019 07:45:47 +0000</pubDate>
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      <title>Mantegazza, igienista ante-litteram</title>
      <link>https://wordsmith.social/storia-minuta/mantegazza-igienista-ante-litteram</link>
      <description>&lt;![CDATA[Mantegazza, igienista ante-litteram&#xA;&#xA;Paolo Mantegazza (Monza, 1831 - San Terenzo di Lerici [La Spezia], 1910) si laureÃ² in Medicina e fu patologo, antropologo, igienista, enciclopedista e politico. Straordinariamente avido di conoscenza e assolutamente ispirato ai dettami del positivismo, maturÃ² la convinzione che il popolo dovesse usufruire delle recenti scoperte scientifiche.&#xA;&#xA;CiÃ² lo rese attivo per quasi tutta la vita come autore di numerosi volumi a carattere divulgativo e letterario, oltrechÃ© di libri di viaggi.&#xA;&#xA; Dopo la laurea intraprese un lungo viaggio in Europa e nel Sudamerica. Nel 1858 rientrÃ² con la famiglia in patria e nel 1860 fu nominato Professore di Patologia allâ€™UniversitÃ  di Pavia, dove si era laureato e dove fondÃ², primo in Europa, un laboratorio di patologia sperimentale.&#xA;&#xA;Nel contesto della divulgazione fu un antesignano di temi abbastanza nuovi connessi alla Fisiologia ed alla riscoperta dellâ€™essenzialitÃ  dellâ€™Igiene. In particolare redasse e editÃ² opere innovative collegate alla proposizione di salutari NORME IGIENICHE. Che dimensionÃ² praticamente nellâ€™organizzato sistema delle STRUTTURE POLIVALENTI PER I BAGNI MARINI, organizzate secondo il recupero dellâ€™ancestrale idea nordica del KURSAAL (o SALA DELLE CURE), finalizzate al basilare assioma del vivere sano in tutti gli aspetti della vita domestica e lavorativa. &#xA;Anche per il fatto che, pionieristicamente, affrontÃ² il tema dellâ€™educazione sessuale e del controllo delle nascite, vide condannare dalla Chiesa romana molte delle sue pubblicazioni, che vennero ascritte al pur sempre meno ascoltato Index Librorum prohibitorum.&#xA;&#xA;Dal 1870 occupÃ² la prima cattedra italiana di Antropologia a Firenze: qui creÃ² la SocietÃ  Italiana di Antropologia e un Museo antropologico-etnografico.&#xA;&#xA;Nel 1865 venne eletto Deputato al novello Parlamento e nel 1876 Senatore. Anche come politico si impegnÃ² in campo igienico-sanitario e oltre a far parte del Consiglio Superiore di SanitÃ  collaborÃ² a varie Accademie e Istituti Scientifici in Italia e allâ€™Estero.]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Mantegazza, igienista ante-litteram</p>

<p>Paolo Mantegazza (Monza, 1831 – San Terenzo di Lerici [La Spezia], 1910) si laureÃ² in Medicina e fu patologo, antropologo, igienista, enciclopedista e politico. Straordinariamente avido di conoscenza e assolutamente ispirato ai dettami del positivismo, maturÃ² la convinzione che il popolo dovesse usufruire delle recenti scoperte scientifiche.</p>

<p>CiÃ² lo rese attivo per quasi tutta la vita come autore di numerosi volumi a carattere divulgativo e letterario, oltrechÃ© di libri di viaggi.</p>

<p> Dopo la laurea intraprese un lungo viaggio in Europa e nel Sudamerica. Nel 1858 rientrÃ² con la famiglia in patria e nel 1860 fu nominato Professore di Patologia allâ€™UniversitÃ  di Pavia, dove si era laureato e dove fondÃ², primo in Europa, un laboratorio di patologia sperimentale.</p>

<p>Nel contesto della divulgazione fu un antesignano di temi abbastanza nuovi connessi alla Fisiologia ed alla riscoperta dellâ€™essenzialitÃ  dellâ€™Igiene. In particolare redasse e editÃ² opere innovative collegate alla proposizione di salutari NORME IGIENICHE. Che dimensionÃ² praticamente nellâ€™organizzato sistema delle STRUTTURE POLIVALENTI PER I BAGNI MARINI, organizzate secondo il recupero dellâ€™ancestrale idea nordica del KURSAAL (o SALA DELLE CURE), finalizzate al basilare assioma del vivere sano in tutti gli aspetti della vita domestica e lavorativa.
Anche per il fatto che, pionieristicamente, affrontÃ² il tema dellâ€™educazione sessuale e del controllo delle nascite, vide condannare dalla Chiesa romana molte delle sue pubblicazioni, che vennero ascritte al pur sempre meno ascoltato Index Librorum prohibitorum.</p>

<p>Dal 1870 occupÃ² la prima cattedra italiana di Antropologia a Firenze: qui creÃ² la SocietÃ  Italiana di Antropologia e un Museo antropologico-etnografico.</p>

<p>Nel 1865 venne eletto Deputato al novello Parlamento e nel 1876 Senatore. Anche come politico si impegnÃ² in campo igienico-sanitario e oltre a far parte del Consiglio Superiore di SanitÃ  collaborÃ² a varie Accademie e Istituti Scientifici in Italia e allâ€™Estero.</p>
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      <guid>https://wordsmith.social/storia-minuta/mantegazza-igienista-ante-litteram</guid>
      <pubDate>Tue, 24 Sep 2019 06:47:22 +0000</pubDate>
    </item>
    <item>
      <title>Il partigiano &#34;Rensu u Longu&#34;</title>
      <link>https://wordsmith.social/storia-minuta/il-partigiano-rensu-u-longu</link>
      <description>&lt;![CDATA[Il partigiano &#34;Rensu u Longu&#34;&#xA;&#xA;La mia storia nella Resistenza Ã¨ legata a filo doppio con Renzo Rossi.&#xA;Nellâ€™agosto del 1944 mi aggregai al gruppo partigiano di GirÃ² (n.d.r.: Pietro Gerolamo Marcenaro di Vallecrosia (IM), detto anche Gireu), che operava nella zona di Negi (n.d.r.: molto piÃ¹ vicina a Seborga, Ã© Frazione di Perinaldo).&#xA;Dove godevamo anche dellâ€™appoggio di Umberto Sequi a Vallebona e di Giuseppe Bisso a Seborga; tutti e due membri del CLN di Bordighera. Negi era il punto di contatto tra le varie formazioni partigiane che operavano nella zona, tra queste, quelle sotto il comando di Cekoff (n.d.r.:Mario Alborno di Bordighera) e di Gino (n.d.r.: Luigi Napolitano di Sanremo, poi, dal dicembre di quell&#39;anno vice comandante della V^ Brigata d&#39;Assalto Partigiana Garibaldi  &#34;Luigi Nuvoloni&#34;).&#xA;Facevo da staffetta tra Negi e Vallebona.&#xA;A settembre 1944 insieme a Renzo Rossi partecipai allâ€™incontro con VittÃ² (n.d.r.: Giuseppe Vittorio Guglielmo, in quel momento comandante della V^ Brigata , da dicembre comandante della II^ Divisione Garibaldi &#34;Felice Cascione&#34;).&#xA;Ci accompagnÃ² Confino, maresciallo dei Carabinieri che aveva aderito alla Resistenza. VittÃ² investÃ¬ formalmente Renzo Rossi del compito di organizzare, per la nostra zona, il SIM (Servizio Informazioni Militare) e la SAP : io fui nominato suo agente e collaboratore.&#xA;In novembre mi aggregai al battaglione di Gino Napolitano a Vignai, ma dopo alcune operazioni di collegamento tra Vallebona e il comando di Vignai, il comando mi richiamÃ² ad operare nel Gruppo Sbarchi di Vallecrosia.&#xA;Nellâ€™estate 1944 i servizi segreti americani avevano inviato sulla costa una rete di informatori, capeggiati da Gino Punzi. Dovendo tornare in Francia, per attraversare le linee Gino Punzi si avvalse della collaborazione di un passeur, dal quale, poichÃ© era passato al soldo dei tedeschi, durante il viaggio venne ucciso. Il comandante tedesco si infuriÃ² perchÃ© avrebbe voluto catturare vivo il Gino. Sul suo cadavere furono rinvenuti dei documenti, dai quali i tedeschi vennero a conoscenza del fatto che sarebbero stati inviati altri agenti e telegrafisti alleati.&#xA;I tedeschi predisposero una trappola e quando arrivÃ² il telegrafista â€œErosâ€ lo catturarono ferendolo. Si avvalsero di lui per trasmettere falsi messaggi al comando alleato di Nizza.&#xA;Con questi falsi messaggi fu richiesto lâ€™invio di unâ€™altra missione: la missione â€œLeoâ€.&#xA;La missione andÃ² a rotoli con il ferimento di â€œLeoâ€, che venne nascosto nella cantina di casa mia.&#xA;I tedeschi rastrellarono tutta la zona cercando â€œLeoâ€; â€œvisitaronoâ€ anche la mia casa: sulla porta rimasero le impronte dei chiodi degli scarponi di quando sfondarono lâ€™ingresso a calci.&#xA;Ma non cercarono in cantina, si limitarono ad arraffare del cibo dalla cucina. Con Renzo Rossi nascondemmo tutti i documenti del SIM e del CNL nel mio giardino, preparandoci al trasferimento di â€œLeoâ€ in Francia.&#xA;Il Gruppo Sbarchi Vallecrosia aveva frattanto predisposto una barca. Renzo Rossi con Lotti avevano preavvisato i bersaglieri della necessitÃ  di effettuare lâ€™imbarco quanto prima possibile.&#xA;La collaborazione dei bersaglieri fu determinante per tutte le operazioni del Gruppo Sbarchi. Il sergente Bertelli comandava un gruppo di bersaglieri a Collasgarba - sopra Nervia di Ventimiglia - e aveva manifestato la volontÃ  di aderire alla Resistenza. Fu avvicinato dai fratelli Biancheri, detti  LilÃ², per stabilire le modalitÃ  della diserzione, quando il plotone fu distaccato alla difesa costiera giusto sulla costa di Vallecrosia in prossimitÃ  del bunker alla foce del Verbone. I LilÃ² convinsero allora i bersaglieri a non disertare, ma ad operare dallâ€™interno per consentire ed agevolare le nostre operazioni.&#xA;Alla data convenuta, in pieno giorno trasferimmo â€œLeoâ€ a Vallecrosia, facendolo sedere sulla canna della bicicletta di Renzo. In pieno giorno, perchÃ© approfittammo di un furioso bombardamento. Le strade erano deserte, solo granate che esplodevano da tutte le parti. Ricoverammo â€œLeoâ€ in casa di Achille (n.d.r.: Achille Lamberti di Vallecrosia, &#34;Andrea&#34;), aspettando la notte.  Al momento opportuno ci trasferimmo sul lungomare; il soldato tedesco di guardia, come al solito, era stato addormentato da Achille con del sonnifero fornito dal dr. Marchesi (del CLN di Bordighera e con varie responsabilitÃ  in seno alla Resistenza), laureato in chimica.&#xA;I bersaglieri ci aiutarono a mettere in acqua la barca e a caricare â€œLeoâ€ ferito. Cominciammo a remare, ma, dopo poche centinaia di metri, la barca cominciÃ² ad imbarcare acqua. Non potevamo tornare indietro. Mentre io e â€œRosinaâ€ (Luciano Mannini) remavamo, â€œLeoâ€ e Renzo si misero di buona lena a gottare, con una sassola che, per puro caso, avevamo portato con noi. Riuscimmo a tenere il mare e ad arrivare al porto di Monaco. Con la pila facemmo i soliti segnali, ma non ricevemmo alcuna risposta; entrammo nel porto e accostammo alla banchina. Chiamammo una ronda di passaggio, che ci portÃ² al comando di polizia, dove chiedemmo di informare Milou, lâ€™agente di collegamento. Arrivarono gli inglesi e â€œLeoâ€ fu finalmente ricoverato al Pasteur di Nizza. Anche io e â€œRosinaâ€ ci facemmo medicare il palmo delle mani piagate dal remare.&#xA;Il nostro ritorno fu programmato subito con il motoscafo di Giulio &#34;Corsaro&#34; Pedretti e di Cesar, con il quale si dovevano recuperare anche alcuni prigionieri alleati; ma il motoscafo in mare aperto andÃ² in panne e non ne volle sapere di riavviarsi. Eravamo in balia delle onde: Renzo Rossi,  Pedretti e Cesar sotto un telo, al chiarore di una lampada, rabberciarono alla meglio il motore. Quasi albeggiava e la missione fu annullata perchÃ© ormai troppo tardi.&#xA;Sulla spiaggia di Vallecrosia il Gruppo Sbarchi attese invano con i 5  piloti.&#xA;I piloti vennero trasferiti in Francia nei giorni successivi da GirÃ² e Achille.&#xA;Io, Renzo Rossi, Achille Lamberti e GirÃ² ritornammo in un&#39;altra occasione dalla Francia con un carico di armi. Per sbarcare dovemmo attendere il segnale dalla riva, ma, come altre volte, non arrivÃ² alcun segnale. Sbarcammo proprio davanti alla postazione dei bersaglieri, vicino al bunker.&#xA;Pochi giorni dopo, senza Achille, che rimase a dirigere il Gruppo a Vallecrosia, effettuai con GirÃ² unâ€™altra traversata, accompagnando â€œPlanciaâ€ (n.d.r.: Renato Dorgia) a prendere armi e materiale. Il ritorno lo effettuammo con la scorta di una vedetta francese, che accompagnÃ² il motoscafo di Pedretti. Vi furono momenti di apprensione perchÃ© da bordo della vedetta si udÃ¬ distintamente il rombo del motore di un motoscafo tedesco; i nemici non si accorsero della nostra presenza e passarono oltre. Trasbordammo sul motoscafo e sul canotto gli uomini e il materiale delle missioni â€œBartaliâ€ e â€œSerpenteâ€, composte da agenti addestrati al sabotaggio. Nelle operazioni di trasbordo alcuni caddero in mare e recuperarli nel buio non fu cosa facile, dovendosi osservare il silenzio assoluto. Attendemmo i segnali convenuti da riva. Anche quella volta nessun segnale. Gli ordini erano di annullare tutto, ma GirÃ² accompagnÃ² ugualmente a terra tutta la missione, mentre io tornai a bordo della vedetta, e nel buio pesto riuscÃ¬ ad individuare il tratto di spiaggia dinanzi a casa sua.&#xA;Le difese di quel tratto di costa erano cosÃ¬ composte: un bunker alla foce del torrente Borghetto, uno nei pressi della foce del Verbone, un altro quasi alla foce del Nervia.&#xA;Tra il bunker del Borghetto e quello del Verbone, era tutto un campo di mine, eccetto, giusto alla metÃ  tra i due bunker, un passaggio largo meno di un metro, dalla battigia fino al rio Rattaconigli. Sbarcarono a Rattaconigli e superarono il campo minato attraverso quel sentiero.&#xA;Quella sera dal bunker di Vallecrosia fino alla foce del Nervia era tutto un pullulare di tedeschi e fascisti. Ci aspettavano. La fortuna fu dalla nostra.&#xA;&#xA;Renzo Biancheri, &#34;Rensu u Longu&#34;, in GRUPPO SBARCHI VALLECROSIA  ed. Istituto Storico della Resistenza e dell&#39;EtÃ  Contemporanea di Imperia - Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale &#34;Il Ponte&#34; di Vallecrosia (IM)  di Giuseppe Mac Fiorucci ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Il partigiano “Rensu u Longu”</p>

<p>La mia storia nella Resistenza Ã¨ legata a filo doppio con Renzo Rossi.
Nellâ€™agosto del 1944 mi aggregai al gruppo partigiano di GirÃ² (n.d.r.: Pietro Gerolamo Marcenaro di Vallecrosia (IM), detto anche Gireu), che operava nella zona di Negi (n.d.r.: molto piÃ¹ vicina a Seborga, Ã© Frazione di Perinaldo).
Dove godevamo anche dellâ€™appoggio di Umberto Sequi a Vallebona e di Giuseppe Bisso a Seborga; tutti e due membri del CLN di Bordighera. Negi era il punto di contatto tra le varie formazioni partigiane che operavano nella zona, tra queste, quelle sotto il comando di Cekoff (n.d.r.:Mario Alborno di Bordighera) e di Gino (n.d.r.: Luigi Napolitano di Sanremo, poi, dal dicembre di quell&#39;anno vice comandante della V^ Brigata d&#39;Assalto Partigiana Garibaldi  “Luigi Nuvoloni”).
Facevo da staffetta tra Negi e Vallebona.
A settembre 1944 insieme a Renzo Rossi partecipai allâ€™incontro con VittÃ² (n.d.r.: Giuseppe Vittorio Guglielmo, in quel momento comandante della V^ Brigata , da dicembre comandante della II^ Divisione Garibaldi “Felice Cascione”).
Ci accompagnÃ² Confino, maresciallo dei Carabinieri che aveva aderito alla Resistenza. VittÃ² investÃ¬ formalmente Renzo Rossi del compito di organizzare, per la nostra zona, il SIM (Servizio Informazioni Militare) e la SAP : io fui nominato suo agente e collaboratore.
In novembre mi aggregai al battaglione di Gino Napolitano a Vignai, ma dopo alcune operazioni di collegamento tra Vallebona e il comando di Vignai, il comando mi richiamÃ² ad operare nel Gruppo Sbarchi di Vallecrosia.
Nellâ€™estate 1944 i servizi segreti americani avevano inviato sulla costa una rete di informatori, capeggiati da Gino Punzi. Dovendo tornare in Francia, per attraversare le linee Gino Punzi si avvalse della collaborazione di un passeur, dal quale, poichÃ© era passato al soldo dei tedeschi, durante il viaggio venne ucciso. Il comandante tedesco si infuriÃ² perchÃ© avrebbe voluto catturare vivo il Gino. Sul suo cadavere furono rinvenuti dei documenti, dai quali i tedeschi vennero a conoscenza del fatto che sarebbero stati inviati altri agenti e telegrafisti alleati.
I tedeschi predisposero una trappola e quando arrivÃ² il telegrafista â€œErosâ€ lo catturarono ferendolo. Si avvalsero di lui per trasmettere falsi messaggi al comando alleato di Nizza.
Con questi falsi messaggi fu richiesto lâ€™invio di unâ€™altra missione: la missione â€œLeoâ€.
La missione andÃ² a rotoli con il ferimento di â€œLeoâ€, che venne nascosto nella cantina di casa mia.
I tedeschi rastrellarono tutta la zona cercando â€œLeoâ€; â€œvisitaronoâ€ anche la mia casa: sulla porta rimasero le impronte dei chiodi degli scarponi di quando sfondarono lâ€™ingresso a calci.
Ma non cercarono in cantina, si limitarono ad arraffare del cibo dalla cucina. Con Renzo Rossi nascondemmo tutti i documenti del SIM e del CNL nel mio giardino, preparandoci al trasferimento di â€œLeoâ€ in Francia.
Il Gruppo Sbarchi Vallecrosia aveva frattanto predisposto una barca. Renzo Rossi con Lotti avevano preavvisato i bersaglieri della necessitÃ  di effettuare lâ€™imbarco quanto prima possibile.
La collaborazione dei bersaglieri fu determinante per tutte le operazioni del Gruppo Sbarchi. Il sergente Bertelli comandava un gruppo di bersaglieri a Collasgarba – sopra Nervia di Ventimiglia – e aveva manifestato la volontÃ  di aderire alla Resistenza. Fu avvicinato dai fratelli Biancheri, detti  LilÃ², per stabilire le modalitÃ  della diserzione, quando il plotone fu distaccato alla difesa costiera giusto sulla costa di Vallecrosia in prossimitÃ  del bunker alla foce del Verbone. I LilÃ² convinsero allora i bersaglieri a non disertare, ma ad operare dallâ€™interno per consentire ed agevolare le nostre operazioni.
Alla data convenuta, in pieno giorno trasferimmo â€œLeoâ€ a Vallecrosia, facendolo sedere sulla canna della bicicletta di Renzo. In pieno giorno, perchÃ© approfittammo di un furioso bombardamento. Le strade erano deserte, solo granate che esplodevano da tutte le parti. Ricoverammo â€œLeoâ€ in casa di Achille (n.d.r.: Achille Lamberti di Vallecrosia, “Andrea”), aspettando la notte.  Al momento opportuno ci trasferimmo sul lungomare; il soldato tedesco di guardia, come al solito, era stato addormentato da Achille con del sonnifero fornito dal dr. Marchesi (del CLN di Bordighera e con varie responsabilitÃ  in seno alla Resistenza), laureato in chimica.
I bersaglieri ci aiutarono a mettere in acqua la barca e a caricare â€œLeoâ€ ferito. Cominciammo a remare, ma, dopo poche centinaia di metri, la barca cominciÃ² ad imbarcare acqua. Non potevamo tornare indietro. Mentre io e â€œRosinaâ€ (Luciano Mannini) remavamo, â€œLeoâ€ e Renzo si misero di buona lena a gottare, con una sassola che, per puro caso, avevamo portato con noi. Riuscimmo a tenere il mare e ad arrivare al porto di Monaco. Con la pila facemmo i soliti segnali, ma non ricevemmo alcuna risposta; entrammo nel porto e accostammo alla banchina. Chiamammo una ronda di passaggio, che ci portÃ² al comando di polizia, dove chiedemmo di informare Milou, lâ€™agente di collegamento. Arrivarono gli inglesi e â€œLeoâ€ fu finalmente ricoverato al Pasteur di Nizza. Anche io e â€œRosinaâ€ ci facemmo medicare il palmo delle mani piagate dal remare.
Il nostro ritorno fu programmato subito con il motoscafo di Giulio “Corsaro” Pedretti e di Cesar, con il quale si dovevano recuperare anche alcuni prigionieri alleati; ma il motoscafo in mare aperto andÃ² in panne e non ne volle sapere di riavviarsi. Eravamo in balia delle onde: Renzo Rossi,  Pedretti e Cesar sotto un telo, al chiarore di una lampada, rabberciarono alla meglio il motore. Quasi albeggiava e la missione fu annullata perchÃ© ormai troppo tardi.
Sulla spiaggia di Vallecrosia il Gruppo Sbarchi attese invano con i 5  piloti.
I piloti vennero trasferiti in Francia nei giorni successivi da GirÃ² e Achille.
Io, Renzo Rossi, Achille Lamberti e GirÃ² ritornammo in un&#39;altra occasione dalla Francia con un carico di armi. Per sbarcare dovemmo attendere il segnale dalla riva, ma, come altre volte, non arrivÃ² alcun segnale. Sbarcammo proprio davanti alla postazione dei bersaglieri, vicino al bunker.
Pochi giorni dopo, senza Achille, che rimase a dirigere il Gruppo a Vallecrosia, effettuai con GirÃ² unâ€™altra traversata, accompagnando â€œPlanciaâ€ (n.d.r.: Renato Dorgia) a prendere armi e materiale. Il ritorno lo effettuammo con la scorta di una vedetta francese, che accompagnÃ² il motoscafo di Pedretti. Vi furono momenti di apprensione perchÃ© da bordo della vedetta si udÃ¬ distintamente il rombo del motore di un motoscafo tedesco; i nemici non si accorsero della nostra presenza e passarono oltre. Trasbordammo sul motoscafo e sul canotto gli uomini e il materiale delle missioni â€œBartaliâ€ e â€œSerpenteâ€, composte da agenti addestrati al sabotaggio. Nelle operazioni di trasbordo alcuni caddero in mare e recuperarli nel buio non fu cosa facile, dovendosi osservare il silenzio assoluto. Attendemmo i segnali convenuti da riva. Anche quella volta nessun segnale. Gli ordini erano di annullare tutto, ma GirÃ² accompagnÃ² ugualmente a terra tutta la missione, mentre io tornai a bordo della vedetta, e nel buio pesto riuscÃ¬ ad individuare il tratto di spiaggia dinanzi a casa sua.
Le difese di quel tratto di costa erano cosÃ¬ composte: un bunker alla foce del torrente Borghetto, uno nei pressi della foce del Verbone, un altro quasi alla foce del Nervia.
Tra il bunker del Borghetto e quello del Verbone, era tutto un campo di mine, eccetto, giusto alla metÃ  tra i due bunker, un passaggio largo meno di un metro, dalla battigia fino al rio Rattaconigli. Sbarcarono a Rattaconigli e superarono il campo minato attraverso quel sentiero.
Quella sera dal bunker di Vallecrosia fino alla foce del Nervia era tutto un pullulare di tedeschi e fascisti. Ci aspettavano. La fortuna fu dalla nostra.</p>

<p>Renzo Biancheri, “Rensu u Longu”, in GRUPPO SBARCHI VALLECROSIA &lt; ed. Istituto Storico della Resistenza e dell&#39;EtÃ  Contemporanea di Imperia – Comune di Vallecrosia (IM) – Provincia di Imperia – Associazione Culturale “Il Ponte” di Vallecrosia (IM) &gt; di Giuseppe Mac Fiorucci</p>
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      <pubDate>Wed, 18 Sep 2019 08:42:00 +0000</pubDate>
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